01/06/2006

CHE PENA

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senza parole.se e' tutto vero a moggi e co.dovrebbero impiccarli pubblicamente.

 

ma continuano ad arrestare i ragazzini con gli spinelli.

03/04/2006

Continua La Merda........... e puzza sempre piu'

berlusconi,insieme ai compari della lega,an e fi non accettano,non sanno accettare,sono un po stupidi,la sconfitta.

guardandomi intorno capisco alcuni perche'.tutti gli immobiliaristi di prati,parioli,centro storico,sono allarmatissimi.in prati il caro VERNARELLI e' decaduto,cosi' questi ceffi,si sentono sprotetti.........tutti di destra,tutti che sotto sotto.........chissa quali interessi;il belrlusca ,con tutti i suoi prodi e fidi "guerrieri" si sta vedendo scappare via,l'abitudine a 5 anni di potere,e' difficile da eliminare e si vede!!!!!!!!!!!POVERACCI.e gente sta per strada,e continua ad aumentare il numero dei senza tetto......................

12/01/2006

PRONTO SOCCORSO SANTO SPIRITO

Possibile.una persona muore,perche' in quel pronto soccorso  non vanno a seconda della gravita' dei sintomi,ma dell' importanza della persona,se e' vestito bene,se ha parenti al seguito,se e' senza fissa dimora,se e' famoso etc etc......

resta il fatto che una persona e' morta. ma questi pseudo medici,da dove vengono???? perche' li mettono dentro un ospedale,fanno cartelle cliniche false,non fanno analisi,fanno solo il minimo indispensabile...... mah. 

08/01/2006

fate schifuuz

fate veramente schifuz.....vomito addosso a voi.

la merda......

fiorani,tanzi,berlusconi,tremonti,fassino,rutelli,prodi,BOSSI,FINI,bertinotti,pecoraroscanio,mastella clemente,ciampi,cossiga,massa di coglioni.ah dimenticavo andreotti,spadolini e craxi.

07/01/2006

ROMA PEGGIO DI PRIMA......CHE VERGOGNA!!

VELTRONI,ma non vedi che vergogna???? strade che come piove si sbriciolano,strade addirittura chiuse ,per le troppe buche.e leggi i giornali,il messaggero,il corriere, e vedrai tutte lamentele,e foto di voragini...

tu vai con l'auto blu non te ne puo' fregare di meno,ma ci si muore,se si casca con il motorino,se ti si spacca una gomma ti girano le palle,e cosi' via.ma cosa avete fatto.....nulla.il nulla totale,tranne che qualche accenno,al rifacimento di alcune vie ,oramai tragiche.e poi rattoppi fatti male,ma chi assumete delle bestie???? strade riasfaltate con impasti fatti male,ore di code,lavori in corso per nulla.uno pensa:vabbe ora c'e' un cantiere ,dopo la strada sara' diversa...... per un mese.poi voragini peggio di prima.uno schifo,veramente uno schifo.pero' di soldi ve ne prendete,sfrattando pure gli handicappati,mi fate proprio schifo.

IO FALCONE VI SPIEGO COSA E' LA MAFIA

Nella relazione finale della Commissione d'inchiesta Franchetti-Sonnino del lontano 1875/76 si legge che «la mafia non è un'associazione che abbia forme stabili e organismi speciali... Non ha statuti, non ha compartecipazioni di lucro, non tiene riunioni, non ha capi riconosciuti, se non i più forti ed i più abili; ma è piuttosto lo sviluppo ed il perfezionamento della prepotenza diretta ad ogni scopo di male». Si legge ancora: «Questa forma criminosa, non... specialissima della Sicilia», esercita «sopra tutte queste varietà di reati»...«una grande influenza» imprimendo «a tutti quel carattere speciale che distingue dalle altre la criminalità siciliana e senza la quale molti reati o non si commetterebbero o lascerebbero scoprirne gli autori»; si rileva, inoltre, che «i mali sono antichi, ma ebbero ed hanno periodi di mitigazione e di esacerbazione» e che, già sotto il governo di re Ferdinando, la mafia si era infiltrata anche nelle altre classi, cosa che da alcune testimonianze è ritenuta vera anche oggidì». Già nel secolo scorso, quindi, il problema mafia si manifestava in tutta la gravità; infatti si legge nella richiamata relazione:«Le forze militari concentrate per questo servizio in Sicilia risultavano 22 battaglioni e mezzo fra fanteria e bersaglieri, due squadroni di cavalleria e quattro plotoni di bersaglieri montani, oltre i Carabinieri in numero di 3120».
Da allora, bisogna attendere i tempi del prefetto Mori per registrare un tentativo di seria repressione del fenomeno mafioso, ma i limiti di quel tentativo sono ben noti a tutti.
Nell'immediato dopoguerra e fino ai tragici fatti di sangue della prima guerra di mafia degli anni 1962/1963 gli organismi responsabili ed i mezzi di informazione sembrano fare a gara per minimizzare il fenomeno. Al riguardo, appaiono significativi i discorsi di inaugurazione dell'anno giudiziario pronunciati dai Procuratori Generali di Palermo.
Nel discorso inaugurale del 1954, il primo del dopoguerra, si insisteva nel concetto che la mafia «più che una associazione tenebrosa costituisce un diffuso potere occulto», ma non si manca di fare un accenno alla gravissima vicenda del banditismo ed ai comportamenti non ortodossi di "qualcuno che avrebbe dovuto e potuto stroncare l'attività criminosa"; il riferimento è chiaro, riguarda il Procuratore Generale di Palermo, dottor Pili espressamente menzionato nella sentenza emessa dalla Corte d'Assise di Viterbo il 3/5/1952: «Giuliano ebbe rapporti, oltre che con funzionari di Pubblica Sicurezza, anche con un magistrato, precisamente con chi era a capo della Procura Generale presso la Corte d'appello di Palermo: Emanuele Pili».
Nella relazioni inaugurali degli anni successivi gli accenni alla mafia, in piena armonia con un clima generale di minimizzazione del problema, sono fugaci e del tutto rassicuranti.
Così, nella relazione del 1956 si legge che il fenomeno della delinquenza associata è scomparso e, in quella del 1957, si accenna appena a delitti di sangue da scrivere, si dice ad «opposti gruppi di delinquenti».
Nella relazione del 1967, si asserisce che il fenomeno della criminalità mafiosa era entrato in una fase di «lenta ma costante sua eliminazione» e, in quella del 1968, si raccomanda l'adozione della misura di prevenzione del soggiorno obbligato, dato che «il mafioso fuori del proprio ambiente diventa pressoché innocuo».
Questi brevissimi richiami storici danno la misura di come il problema mafia sia stato sistematicamente valutato da parte degli organismi responsabili benché il fenomeno, nel tempo, lungi dall'esaurirsi, abbia accresciuto la sua pericolosità.
E non mi sembra azzardato affermare che una delle cause dall'attuale virulenza della mafia risieda, proprio, nella scarsa attenzione complessiva dello Stato nei confronti di questa secolare realtà.
Debbo registrare con soddisfazione, dunque, il discorso pronunciato dal Capo della Polizia, Vincenzo Parisi, alla Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. In tale intervento, particolarmente significativo per l'autorevolezza della fonte, il Capo della Polizia, in sostanza, individua nella criminalità organizzata e in quella economica i proventi della maggior parte delle attività illecite del nostro paese tra le quali spiccano soprattutto il traffico di stupefacenti e il commercio clandestino di armi. Sottolineando che la criminalità organizzata - e quella mafiosa in particolare - è, come si sostiene in quell'intervento, «la più significativa sintesi delinquenziale fra elementi atavici... e acquisizioni culturali moderne ed interagisce sempre più frequentemente con la criminalità economica, allo scopo di individuare nuove soluzioni per la ripulitura ed il reimpiego del denaro sporco».
L'argomentazione del prefetto Parisi, ovviamente fondata su dati concreti, ha riacceso l'attenzione sulla specifica realtà delle organizzazioni criminali e denuncia, con toni giustamente allarmanti, il pericolo di una saldatura tra criminalità tradizionale e criminalità degli affari: un pericolo che minaccia la stessa sopravvivenza delle istituzioni democratiche come ci insegnano le esperienze di alcuni paesi del Terzo mondo, in cui i trafficanti di droga hanno acquisito una potenza economica tale che si sono perfino offerti - ovviamente, non senza contropartite - di ripianare il deficit del bilancio statale. Ci si domanda allora, come sia potuto accadere che una organizzazione criminale come la mafia anziché avviarsi al tramonto, in correlazione col miglioramento delle condizioni di vita e del funzionamento complessivo delle istituzioni, abbia, invece, vieppiù accresciuto la sua virulenza e la sua pericolosità.
Un convincimento diffuso è quello - che ha trovato ingresso perfino in alcune sentenze della Suprema Corte - secondo cui oggi saremmo in presenza di una nuova mafia, con le connotazioni proprie di un'associazione criminosa, diversa dalla vecchia mafia, che non sarebbe stata altro che l'espressione, sia pure distorta ed esasperata, di un "comune sentire" di larghe fasce delle popolazioni meridionali. In altri termini, la mafia tradizionale non esisterebbe più e dalle sue ceneri sarebbe sorta una nuova mafia, quella mafia imprenditrice per intenderci, così bene analizzata dal prof. Arlacchi.
Tale opinione è antistorica e fuorviante.
Anzitutto, occorre sottolineare con vigore che Cosa Nostra (perché questo è il vero nome della mafia) non è e non si è mai identificata con quel potere occulto e diffuso di cui si è favoleggiato fino a tempi recenti, ma è una organizzazione criminosa - unica ed unitaria - ben individuata ormai nelle sue complesse articolazioni, che ha sempre mantenuto le sue finalità delittuose. Con ciò, evidentemente, non si intende negare che negli anni Cosa Nostra abbia subito mutazioni a livello strutturale e operativo e che altre ne subirà, ma si vuole sottolineare che tutto è avvenuto nell'avvio di una continuità storica e nel rispetto delle regole tradizionali. E proprio la particolare capacità della mafia di modellare con prontezza ed elasticità i valori arcaici alle mutevoli esigenze dei tempi costituisce una della ragioni più profonde della forza di tale consorteria, che la rende tanto diversa.
Se oltre a ciò, si considerano la sua capacità di mimetizzazione nella società, la tremenda forza di intimidazione derivante dalla inesorabile ferocia delle "punizioni" inflitte ai trasgressori o a chi si oppone ai suoi disegni criminosi, l'elevato numero e la statura criminale dei suoi adepti, ci si può rendere però conto dello straordinario spessore di questa organizzazione sempre nuova e sempre uguale a sé stessa. Altro punto fermo da tenere ben presente è che, al di sopra dei vertici organizzativi, non esistono "terzi livelli" di alcun genere, che influenzino e determinino gli indirizzi di Cosa Nostra.
Ovviamente, può accadere ed è accaduto, che, in determinati casi e a determinate condizioni, l'organizzazione mafiosa abbia stretto alleanze con organizzazioni similari ed abbia prestato ausilio ad altri per fini svariati e di certo non disinteressatamente; gli omicidi commessi in Sicilia, specie negli ultimi anni, sono la dimostrazione più evidente di specifiche convergenze di interessi fra la mafia ed altri centri di potere.
"Cosa Nostra" però, nelle alleanze, non accetta posizioni di subalternità; pertanto, è da escludere in radice che altri, chiunque esso sia, possa condizionarne o dirigerne dall'esterno le attività. E, in verità, in tanti anni di indagini specifiche sulle vicende di mafia, non è emerso nessun elemento che autorizzi nemmeno il sospetto dell'esistenza di una "direzione strategica" occulta di Cosa Nostra. Gli uomini d'onore che hanno collaborato con la giustizia, alcuni dei quali figure di primo piano dell'organizzazione, ne sconoscono l'esistenza.
Lo stesso dimostrato coinvolgimento di personaggi di spicco di Cosa Nostra in vicende torbide ed inquietanti come il golpe Borghese ed il falso sequestro di Michele Sindona non costituiscono un argomento "a contrario" perché hanno una propria specificità tutte ed una peculiare giustificazione in armonia con le finalità dell'organizzazione mafiosa.
E se è vero che non pochi uomini politici siciliani sono stati, a tutti gli effetti, adepti di "Cosa Nostra", è pur vero che in seno all'organizzazione mafiosa non hanno goduto di particolare prestigio in dipendenza della loro estrazione politica. Insomma Cosa Nostra ha tale forza, compattezza ed autonomia che può dialogare e stringere accordi con chicchessia mai però in posizioni di subalternità.
Queste peculiarità strutturali hanno consentito alla mafia di conquistare un ruolo egemonico nel traffico, anche internazionale, dell'eroina.
Ma, per comprendere meglio le cause dell'insediamento della mafia nel lucroso giro della droga, occorre prendere le mappe del contrabbando di tabacchi, una delle più tradizionali attività illecite della mafia. Il contrabbando è stato a lungo ritenuto una violazione di lieve entità perfino negli ambienti investigativi e giudiziari ed il contrabbandiere è stato addirittura tratteggiato dalla letteratura e dalla filmografia come un romantico avventuriero. La realtà era però ben diversa, essendo il contrabbandiere un personaggio al soldo di Cosa Nostra, se non addirittura un mafioso egli stesso ed il contrabbando si è rivelato un'attività ben più pericolosa di quella legata ad una violazione di un interesse finanziario dello Stato, in quanto ha fruttato ingenti guadagni che hanno consentito l'ingresso nel mercato degli stupefacenti della mafia ed ha aperto e collaudato quei canali internazionali - sia per il trasporto della merce sia per il riciclaggio del danaro - poi utilizzati per il traffico di stupefacenti.
Occorre precisare, a questo proposito, che già nel contrabbando di tabacchi, si realizzano importanti novità della struttura mafiosa. È ormai di comune conoscenza che Cosa Nostra è organizzata come una struttura piramidale basata sulla "famiglia" e ogni "uomo d'onore" voleva intrattenere rapporti di affari prevalentemente con gli altri membri della stessa "famiglia" e solo sporadicamente con altre famiglie, essendo riservato ai vertici delle varie "famiglie" il coordinamento in seno agli organismi direttivi provinciali e regionale.
Assunta la gestione del contrabbando di tabacchi - che comporta l'impiego di consistenti risorse umane in operazioni complesse che non possono essere svolte da una sola famiglia - sorge la necessità di associarsi con membri di altre famiglie e, perfino, con personaggi estranei a Cosa Nostra. Per effetto dell'allargamento dei rapporti di affari con altri soggetti spesso non mafiosi sorge la necessità di creare strutture nuove di coordinamento che, pur controllate da Cosa Nostra, con la stessa non si identificassero.
Si formano, così, associazioni di contrabbandieri, dirette e coordinate da "uomini d'onore", che non si identificavano, però, con Cosa Nostra, associazioni aperte alla partecipazione saltuaria di altri "uomini d'onore" non coinvolti operativamente nel contrabbando, previo assenso e nella misura stabilita dal proprio capo famiglia.
In pratica, dunque, l'antica, rigida compartimentazione degli "uomini d'onore" in "famiglie" ha cominciato a cedere il posto a strutture più allargate e ad una diversa articolazione delle alleanze in seno all'organizzazione. Cosa Nostra però non si limita ad esercitare il controllo indiretto su altre organizzazioni criminali similari, specialmente nel Napoletano, per assicurare un efficace funzionamento delle attività criminose. Il fatto che esiste anche a Napoli una "famiglia" mafiosa dipendente direttamente dalla "provincia" di Palermo, non deve stupire perché la presenza di "famiglie" mafiose o di sezioni delle stesse (le cosiddette "decine"), fuori della Sicilia, ed anche all'estero, è un fenomeno risalente negli anni. La stessa Cosa Nostra statunitense, in origine, non era altro che un insieme di "famiglie" costituenti diretta filiazione di Cosa Nostra siciliana.
Quando Cosa Nostra interviene sul contrabbando presso la malavita napoletana, dunque, lo fa allo scopo dichiarato di sanare i contrasti interni ma più verosimilmente con l'intenzione di fomentare la discordia per assumere la direzione dell'attività.
Ecco perché, nel corso degli anni, sono stati individuati collegamenti importanti tra esponenti di spicco della mafia isolana e noti camorristi campani, difficilmente spiegabili già allora con semplici contatti fra organizzazioni criminali diverse.
Ed ecco, dunque, perché il contrabbando di tabacchi costituì una spinta decisiva al coordinamento fra organizzazioni criminose, tradizionalmente operanti in territori distinti; coordinamento la cui pericolosità è intuitiva.
Nella seconda metà degli anni '70, pertanto, Cosa Nostra con le sue strutture organizzative, coi canali operativi e di riciclaggio già attivati per il contrabbando e con le sue larghe disponibilità finanziarie, aveva tutte le carte in regola per entrare, non più in modo episodico come nel passato, nel grande traffico degli stupefacenti.
In più, la presenza negli Usa di un folto gruppo di siciliani collegati con Cosa Nostra garantiva la distribuzione della droga in quel paese.
Non c'è da meravigliarsi, allora, se la mafia siciliana abbia potuto impadronirsi in breve tempo del traffico dell'eroina verso gli Stati Uniti d'America.
Anche nella gestione di questo lucroso affare l'organizzazione ha mostrato la sua capacità di adattamento avendo creato, in base all'esperienza del contrabbando, strutture agili e snelle che, per lungo tempo, hanno reso pressoché impossibili le indagini.
Alcuni gruppi curavano l'approvvigionamento della morfina-base dal Medio e dall'Estremo Oriente; altri erano addetti esclusivamente ai laboratori per la trasformazione della morfina-base in eroina; altri, infine, si occupavano dell'esportazione dell'eroina verso gli Usa.
Tutte queste strutture erano controllate e dirette da "uomini d'onore". In particolare, il funzionamento dei laboratori clandestini, almeno agli inizi, era attivato da esperti chimici francesi, reclutati grazie a collegamenti esistenti con il "milieu" marsigliese fin dai tempi della cosiddetta "French connection".
L'esportazione della droga, come è stato dimostrato da indagini anche recenti, veniva curata spesso da organizzazioni parallele, addette al reclutamento dei corrieri e collegate a livello di vertice con "uomini d'onore" preposti a tale settore del traffico.
Si tratta dunque di strutture molto articolate e solo apparentemente complesse che, per lunghi anni, hanno funzionato egregiamente, consentendo alla mafia ingentissimi guadagni.
Un discorso a sé merita il capitolo del riciclaggio del danaro. Cosa Nostra ha utilizzato organizzazioni internazionali, operanti in Italia, di cui si serviva già fin dai tempi del contrabbando di tabacchi, ma è ovvio che i rapporti sono divenuti assai più stretti e frequenti per effetto degli enormi introiti, derivanti dal traffico di stupefacenti. Ed è chiaro, altresì, che nel tempo i sistemi di riciclaggio si sono sempre più affinati in dipendenza sia delle maggiori quantità di danaro disponibili, sia soprattutto dalla necessità di eludere investigazioni sempre più incisive.
Per un certo periodo il sistema bancario ha costituito il canale privilegiato per il riciclaggio del danaro.
Di recente, è stato addirittura accertato il coinvolgimento di interi paesi nelle operazioni bancarie di cambio di valuta estera.
Senza dire che non poche attività illecite della mafia, costituenti per sé autonoma fonte di ricchezza (come, ad esempio, le cosiddette truffe comunitarie), hanno costituito il mezzo per consentire l'afflusso in Sicilia di ingenti quantitativi di danaro, già ripulito all'estero, quasi per intero proveniente dal traffico degli stupefacenti.
Quali effetti ha prodotto in seno all'organizzazione di Cosa Nostra la gestione del traffico di stupefacenti? Contrariamente a quanto ritenevano alcuni mafiosi più tradizionalisti, la mafia non si è rapidamente dissolta ma ha accentuato le sue caratteristiche criminali.
Le alleanze orizzontali fra uomini d'onore di diverse "famiglie" e di diverse "province" hanno favorito il processo, già in atto da tempo, di gerarchizzazione di Cosa Nostra ed al contempo, indebolendo la rigida struttura di base, hanno alimentato mire egemoniche. Infatti, nei primi anni '70 per assicurare un migliore controllo dell'organizzazione, veniva costituito un nuovo organismo verticale, la "commissione" regionale, composta dai capi delle province mafiose siciliane col compito di stabilire regole di condotta e di applicare sanzioni negli affari concernenti Cosa Nostra nel suo complesso.
Ma le fughe in avanti di taluni non erano state inizialmente controllate. Esplode così nel 1978 una violenta contesa culminata negli anni 1981-1982. Due opposte fazioni si affrontano in uno scontro di una ferocia senza precedenti che investiva tutte le strutture di Cosa Nostra, causando centinaia di morti. I gruppi avversari aggregavano uomini d'onore delle più varie famiglie spinti dall'interesse personale - a differenza di quanto accadeva nella prima guerra di mafia caratterizzata dallo scontro tra le famiglie - e ciò a dimostrazione del superamento della compartimentazione in famiglie. La sanguinaria contesa non ha determinato - come ingenuamente si prevedeva - un indebolimento complessivo di Cosa Nostra ma, al contrario, un rafforzamento ed un rinsaldamento delle strutture mafiose, che, depurate degli elementi più deboli (eliminati nel conflitto), si ricompattavano sotto il dominio di un gruppo egemone accentuando al massimo la segretezza ed il verticismo. Il nuovo gruppo dirigente a dimostrazione della sua potenza, a cominciare dall'aprile 1982, ha iniziato ad eliminare chiunque potesse costituire un ostacolo. Gli omicidi di Pio La Torre, di Carlo Alberto Dalla Chiesa, di Rocco Chinnici, di Giangiacomo Ciaccio Montalto, di Beppe Montana, di Ninni Cassarà, al di là delle specifiche ragioni della eliminazione di ciascuno di essi, testimoniano una drammatica realtà. E tutto ciò mentre il traffico di stupefacenti e le altre attività illecite andavano a gonfie vele nonostante l'impegno delle forze dell'ordine.
La collaborazione di alcuni elementi di spicco di Cosa Nostra e la conclusione di inchieste giudiziarie approfondite e ponderose hanno inferto indubbiamente un duro colpo alla mafia. Ma se la celebrazione tra difficoltà di ogni genere di questi processi ha indotto Cosa Nostra ad un ripensamento di strategie, non ha determinato l'inizio della fine del fenomeno mafioso.
Il declino della mafia più volte annunciato non si è verificato, e non è, purtroppo, prevedibile nemmeno. È vero che non pochi "uomini d'onore", diversi dei quali di importanza primaria, sono in atto detenuti; tuttavia i vertici di Cosa Nostra sono latitanti e non sono sicuramente costretti all'angolo.
Le indagini di polizia giudiziaria, ormai da qualche anno, hanno perso di intensità e di incisività a fronte di una organizzazione mafiosa sempre più impenetrabile e compatta talché le notizie in nostro possesso sulla attuale consistenza dei quadri mafiosi e sui nuovi adepti sono veramente scarse.
Né è possibile trarre buoni auspici dalla drastica riduzione dei fatti di sangue peraltro circoscritta al Palermitano e solo in minima parte ascrivibile all'azione repressiva. La tregua iniziata è purtroppo frequentemente interrotta da assassinii di mafiosi di rango, segno che la resa dei conti non è finita e soprattutto da omicidi dimostrativi che hanno creato notevole allarme sociale; si pensi agli omicidi dell'ex sindaco di Palermo, Giuseppe Insalaco e dell'agente della PS Natale Mondo, consumati appena qualche mese addietro. Si ha l'eloquente conferma che gli antichi, ibridi connubi tra criminalità mafiosa e occulti centri di potere costituiscono tuttora nodi irrisolti con la conseguenza che, fino a quando non sarà fatta luce su moventi e su mandanti dei nuovi come dei vecchi "omicidi eccellenti", non si potranno fare molti passi avanti.
Malgrado i processi e le condanne, risulta da inchieste giudiziarie ancora in corso che la mafia non ha abbandonato il traffico di eroina e che comincia ad interessarsi sempre più alla cocaina; e si hanno già notizie precise di scambi tra eroina e cocaina già in America, col pericolo incombente di contatti e collegamenti - la cui pericolosità è intuitiva - tra mafia siciliana ed altre organizzazioni criminali italiane e sudamericane.
Le indagini per la individuazione dei canali di riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di stupefacenti sono rese molto difficili, sia a causa di una cooperazione internazionale ancora insoddisfacente, sia per il ricorso, da parte dei trafficanti, a sistemi di riciclaggio sempre più sofisticati.
Per quanto riguarda poi le attività illecite, va registrato che accanto ai crimini tradizionali come ad esempio le estorsioni sistematizzate, e le intermediazioni parassitarie, nuove e più insidiose attività cominciano ad acquisire rilevanza. Mi riferisco ai casi sempre più frequenti di imprenditori non mafiosi, che subiscono da parte dei mafiosi richieste perentorie di compartecipazione all'impresa e ciò anche allo scopo di eludere le investigazioni patrimoniali rese obbligatorie dalla normativa antimafia.
Questa, in brevissima sintesi, è la situazione attuale che, a mio avviso, non legittima alcun trionfalismo. Mi rendo conto che la fisiologica stanchezza seguente ad una fase di tensione morale eccezionale e protratta nel tempo ha determinato un generale clima, se non di smobilitazione, certamente di disimpegno e, per quanto mi riguarda, non ritengo di aver alcun titolo di legittimazione per censurare chicchessia e per suggerire rimedi. Ma ritengo mio preciso dovere morale sottolineare, anche a costo di passare per profeta di sventure, che continuando a percorrere questa strada, nel futuro prossimo, saremo costretti a confrontarci con una realtà sempre più difficile.

05/01/2006

FRANCA CIAMPI

FRANCA CIAMPI, ABBRACCIO TUTTE LE ITALIANE DA ALPI A SICILIA NAPOLI - Un abbraccio a tutte le italiane, lo "ricambia" Franca Ciampi, a Napoli, rivolgendo a "tutte le signore, dalle Alpi alla Sicilia, l'augurio più affettuoso". Il messaggio che raggiunge l'Italia intera è rilasciato nel corso di una intervista al Gr1 durante la visita al Castel Sant'Elmo, a Napoli. Quando le si chiede che cosa intendesse dire con l'affermazione sulla gente del Sud amata perché "più buona e intelligente", la signora Franca precisa: "Intendevo riferirmi alle qualità della gente meridionale". Poi aggiunge il suo abbraccio, nella speranza che il nuovo anno porti "speranza, coraggio, serenità", a tutte le donne italiane. "Ricambio a queste signore italiane, a queste mie amiche italiane, dalle Alpi alla Sicilia, gli auguri più affettuosi", ha detto Franca Ciampi rispondendo a Napoli, al Gr1, al saluto delle donne italiane che le è stato virtualmente trasmesso dalla giornalista, durante l'intervista trasmessa alle 13. "A queste signore - ha aggiunto - nella speranza che il nuovo anno dia forza e coraggio e soprattutto che dia un lampo di serenità per le nostre famiglie, per loro stesse". "Perché, soprattutto noi donne, ce lo meritiamo questo momento di tranquillità, di speranza - ha concluso - Noi donne ce lo meritiamo: di tutti i ceti, di tutte le condizioni sociali e in qualsiasi latitudine e longitudine noi siamo, ci abbracciamo tutte. Molti auguri". ''La gente del Sud e' piu' buona ed intelligente''. Ecco spiegato, con grande affabilita', uno dei motivi del feeling tra la signora Franca Ciampi e i napoletani. La coppia presidenziale arrivata al museo di San Martino di Napoli per la prima visita in questa terza giornata partenopea appare particolarmente distesa e cordiale con chi l'attende nel suggestivo piazzale di San Martino. E qui, infatti che la signora Franca racconta di aver iniziato ad amare il sud gia' in occasione del primo viaggio fatto con suo padre: ''Da Reggio Emilia a Roma, poi Napoli e Bari. Ed e' da allora, da quel primo viaggio - ha spiegato la signora Franca - amo profondamente il Sud''. Ciampi e la moglie saranno i primi a poter vedere un altare del '400 , ritrovato nella chiesa di S. Eligio al Mercato, e ricostruito. La coppia vedra' poi i presepi e l'esposizione dedicata a Domenico Morelli. ----------------------------- INFAME VACCA ARTERIOSCLEROTICA, PAPPONE, INCOLTA, OPPORTUNISTA E DEMAGOGA, PER TE LA PACCHIA STA PER FINIRE. TRA POCHI MESI, SARAI AL DOPOLAVORO A GIOCARE A BRISCOLA.

SCIMMIE ABUSIVE....

Finto dentista a giudizio a Bari. Per esercizio abusivo della professione e lesioni a paziente. (ANSA) - BARI, 5 GEN - Esercizio abusivo della professione e lesioni gravi. Queste le accuse contestate ad odontotecnico che si sarebbe spacciato per odontoiatra.E' accaduto a Bari. E' stato citato in giudizio anche un odontoiatra, per aver fatto operare nel suo studio il falso dentista. La denuncia e' stata fatta da una donna di 69 anni, la quale, a causa delle presunte cure errate, sostiene di aver attraversato un "forte stato di esaurimento nervoso". Per favoreggiamento citate in giudizio anche due collaboratrici.

04/01/2006

CAMORRA E CO....

 CAMORRA/TRAFFICO ILLECITO RIFIUTI, IN MANETTE AVVOCATO CASERTANO Accuse: associazione mafiosa, estorsione e violazione sigilli. Napoli, 4 gen. (Apcom) - Cipriano Chianese, avvocato di Parete, in provincia di Caserta, è stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni e violazione di sigilli, nell'ambito delle attività di smaltimento illecito di rifiuti condotte dal clan dei Casalesi. Per Chianese, 56 anni, il gip del Tribunale di Napoli, Umberto Antico, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare su richiesta dei pm della Dda. Le indagini, condotte dalla Dia e dal nucleo tutela ambientale dei carabinieri, si sono basate sulle dichiarazioni di alcuni pentiti e da numerose intercettazioni telefoniche. Secondo gli investigatori, dal 1988 al 1996, Chianese avrebbe agevolato le attività del clan dei Casalesi (attivo nel Casertano e nel basso Lazio, ndr) guidato da Antonio Bardellino, Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti. L'avvocato avrebbe fatto da intermediario nell'ambito della gestione dei rifiuti, ma avrebbe anche sfruttato i mandati difensivi per portare messaggi tra i singoli partecipanti alle attività mafiose e ai vertici del clan. Avrebbe anche "prestato" le proprie proprietà per incontri tra i vari affiliati al clan camorristico. Le numerose attività illecite hanno consentito a Chianese di accumulare un ingente patrimonio per acquistare soprattutto immobili e terreni. E' stato, infatti, disposto il sequestro di 39 unità immobiliari e 6 appezzamenti di terreno tra la Campania e il Lazio. Già in passato gli erano state sequestrate due discariche a Giugliano, in provincia di Napoli, nelle quali si perpetrava l'attività di smaltimento illegaledi rifiuti in assenza di garanzie per la tutela dell'ambiente.

MALASANITA

MALASANITA' Tre mesi di morti sospette in Sicilia Palermo, 22 dicembre 2005 - Sono tredici i casi di 'morti sospette' registrati in tre mesi negli ospedali siciliani. L'ultimo oggi ad Agrigento dove la procura ha aperto un'inchiesta sulla morte di un ragazzo di 13 anni, deceduto dopo essere stato accompagnato all'ospedale San Giovanni di Dio della città dei templi. Secondo i medici il ragazzino è giunto privo di vita in ospedale e i tentativi di rianimarlo sono risultati inutili. La procura ha disposto l'autopsia per accertare le cause della morte. Il ragazzo avrebbe accusato un malore nella notte e ed è stato accompagnato dai genitori all'ospedale. Il precedente è avvenuto l'8 dicembre scorso a Palermo, dove un uomo, 42 anni, è morto dopo essere stato ricoverato per una lombosciatalgia. Immediata la denuncia presentata dai famigliari e l'apertura di un'inchiesta da parte della Procura per accertare le cause del decesso dell'uomo. Due giorni prima, il 6 dicembre, l'apertura di un altro fascicolo da parte della magistratura del capoluogo siciliano. Oggetto, la morte per un'emorragia di una neonata, avvenuta sabato 3 dicembre, a poche ore dalla nascita, nell'ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli: diciannove i medici indagati per la vicenda della piccola. Inchieste sno state aperte anche per due casi accaduti tra ottobre e novembre: quello di una ragazza di 26 anni morta dopo ben due ricoveri all'ospedale Civico di Palermo, e per la quale la Procura palermitana ha già iscritto nel registro degli indagati 11 medici con l'accusa di omicidio colposo; e quella di un giovane di 22 anni, morto a fine ottobre per un'embolia polmonare dopo essere caduto con il motorino. Il primo caso di presunta malasanità risale infatti al 26 agosto scorso quando Angela Pagano, 39 anni, incinta di nove mesi, muore per un'emorragia interna quindici minuti dopo l'arrivo al Policlinico e dopo essere stata trasferita per mancanza di posti letto da un altro nosocomio palermitano, il Buccheri La Ferla, dove i medici avevano accertato la morte del bimbo che portava in grembo. Un ginecologo e altri tre sanitari, tra cui uno in servizio al 118, sono iscritti nel registro degli indagati per questo episodio: il reato ipotizzato è quello di omicidio colposo. Il secondo caso risale all'8 settembre scorso. Francesco Paolo Spoto, nove mesi, muore all'Istituto materno Infantile di Palermo dopo sei giorni di coma. Il decesso avviene in sala operatoria mentre i medici gli somministrano l'anestesia. Il piccolo doveva essere operato di palatoschisi, una malformazione al palato che limita la nutrizione. Anche in questo caso la Procura di Palermo apre un'inchiesta che vede indagati cinque medici per omicidio colposo.Ma la bufera non investe solo gli ospedali palermitani. Sotto i riflettori anche il Policlinico di Messina, dove il 19 settembre l'anestesia è fatale per un ragazzo di 12 anni. Davide Campo, questo il suo nome, muore in sala operatoria per un arresto cardiaco mentre i medici si apprestano a operarlo di appendicite. A causare il decesso del piccolo sarebbe stata una lesione polmonare, in particolare al polmone destro, che avrebbe provocato un collasso polmonare. Dieci gli avvisi di garanzia che il sostituto procuratore Giuseppe Sidoti invia ad altrettanti medici che si sono occupati del bambino in vari reparti. Sempre in sala operatoria e sempre per un intervento «banale», l'asportazione dell'appendicite, il 21 settembre Miriam Bucalo, 12 anni, perde la vita sotto i ferri, questa volta all'ospedale «Cutroni Zodda» di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese. L'operazione di appendicectomia sembra essere andata bene, ma mentre la piccola, terminato l'intervento, sta per essere riportata in corsia, sopraggiunge un'emorragia interna. Inutile il rientro in sala operatoria: Miriam muore per un arresto cardiocircolatorio intorno alle 15 del pomeriggio. I medici inscritti nel registro degli indagati della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto per questa vicenda sono quattro: l'anestesista e i due chirurghi che hanno eseguito il primo intervento, e poi un quarto chirurgo intervenuto dopo l'emorragia. Un altro caso riguarda Rosaria Puliatti, 68 anni. La donna si sente male al Policlinico di Messina dopo una colangiografia endoscopica, un esame necessario prima di un intervento chirurgico per eliminare una calcolosi alle vie biliari. La donna, secondo il racconto dei familiari, viene operata ugualmente nonostante il malore e muore il 20 settembre nel reparto di Rianimazione del Policlinico. In seguito alla denuncia dei familiari il pubblico ministero, Adriano Sciglio, apre un'inchiesta. Nel registro degli indagati finiscono otto medici del nosocomio: gastroenterologi, chirurghi e anestesisti che hanno assistito la paziente. Indagini anche per accertare le eventuali responsabilità nel decesso di Giovanni Vaccaro, 55 anni, impiegato della Telecom e padre di tre figli, morto a Palermo per una sospetta embolia, dopo che i medici del Buccheri La Ferla gli avevano tolto il gesso a una gamba fratturata. Anche in questo caso per i medici iscritti nel registro degli indagati il reato ipotizzato è di omicidio colposo. Il 27 settembre, una casalinga di Gela, Maria Grazia Ingegnoso di 48 anni, muore all'ospedale Vittorio Emanuele durante la fase di preanestesia prima di un intervento chirurgico all'addome. Durante la fase di preanestesia la donna accusa disturbi respiratori e gli anestesisti decidono di procedere alla rianimazione per riportarla in reparto. Ma pochi minuti dopo il risveglio la donna ha un collasso cardiocircolatorio e muore.

24/12/2005

ANONIMI

  • Per essere anonimi in rete e poter postare contro politici,mafia,camorra,visto che avete cosi' paura in italia,vi cagate proprio sotto.e poi crepèate magari con un incidente alle 5 del mattino....mah.
  • 147.110.61.41 80 SOUTH AFRICA HIGH 196.192.0.7 80 MAURITIUS HIGH 202.101.173.103 3128 CHINA 80.90.160.109 80 GIORDANIA 61.135.158.121 108 80 china 61.3.216.166 6588 high india 203.190.254.09 80 bangladesh 210.0.200.4 80 hong hong 61.135.158.114 80 china 212.76.89.74 80 anon 61.145.126.114 80 high 200.75.26.159 8000 202.175.234.163 8080 202.155.100.12 80 61.3.216.166 6588 203.190.259.9 80 202.175.60.218 80 80.96.146.136 6588

22/12/2005

FAZIO ADDIO!!!!!

20/12/2005

BERLUSCONI NON DIRE CAVOLATE.....BUGIARDO..

 


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Bugiardone...ma che dici a porta a porta....che non hai sbagliato nulla????? ma sei scemo???

da quando ci sei tu va tutto male in italia,bugiardone....

19/12/2005

SERGIO MANCINI

MA IL TUO CERVELLO TI FA PENSARE CHE LE SCRITTE LE HO FATTE IO????? FAI MALE.IO TI AVREI BASTONATO,MA NON LO FACCIO ALTRIMENTI TU PIANGI E VAI DAI GENDARMI....E RICORDA SEMPRE UNA COSA ..SENZA PROVE TUTTI SI ATTACANO AALA MINCHIA.

UN BACIONE CALOROSO ALLA TUA RAGAZZO ohps  ragazza..


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sentiti questa canzone e' perfetta per te........ ciao ciao sergio.

ULTIMA INTERVISTA A PAOLO BORSELLINO: TRASMESSA DA RAINEWS 24 NEL CUORE DELLA NOTTE IL 19 NOVEMBRE DEL 2000

 


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Borsellino Sì, Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come "uomo d'onore" appartenente a Cosa Nostra. Giornalista "Uomo d'onore " di che famiglia? Borsellino L'uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane. Giornalista E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano? Borsellino Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l'arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche come magliette o cavalli. Giornalista Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga. Borsellino Si, tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga. Giornalista Dell'Utri non c'entra in questa storia? Borsellino Del 'Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano. Giornalista A Palermo? Borsellino Si, credo che ci sia un'indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari. Giornalista Marcello Del'Utri o Alberto Del'Utri? Borsellino Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di Del'Utri Marcello e Alberto, di entrambi. Giornalista I fratelli Borsellino Sì. Giornalista Quelli della Publitalia. Borsellino Sì. Giornalista Perchè c'è nell'inchiesta della San Valentino, un'intercettazione fra lui e Marcello Del'Utri in cui si parla di cavalli. Borsellino Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all'ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l'albergo. Giornalista C'è un socio di Marcello Del'Utri, tale Filippo Rapisarda che dice che questo Dell'Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade. Borsellino Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo periodo almeno di duemila uomini d'onore con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti ad una unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera. Giornalista Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare? Borsellino So dell'esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato pesonalmente. Giornalista Perchè a quanto pare, Rapisarda, Del'Utri, erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia. Borsellino Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e Dell'Utri, non so fornirle particolari indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente. Giornalista Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell'Utri, siano collegati a uomini d'onore tipo Vittorio Mangano? Borsellino All'inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un'impresa anch'essa, un'impresa nel senso che attraverso l'inserimento sempre più notevole, che ad un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti , Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali, una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, cercò lo sbocco perchè questi capitali in parte venivano esportati o depositati all'estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali. Giornalista Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessa a Berlusconi? Borsellino è normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro. Giornalista Mangano era un pesce pilota? Borsellino Sì, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord -Italia. Giornalista Si dice che ha lavorato per Berlusconi ? Borsellino Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco quale atti sono ormai conosciuti, ostensibili e quali debbono rimanere segreti, questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il Magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla. Giornalista C'è un'inchiesta ancora aperta? Borsellino So che c'è un'inchiesta ancora aperta. Giornalista (in francese) Su Mangano e Berlusconi a Palermo? Borsellino Sì. ________________ Così si conlude l'intervista. Falcone morirà due giorni dopo a Capaci (21 maggio 1992). Borsellino perirà il 19 luglio 1992 a Palermo, nella tragica via d'Amelio.

 

FOTO DELLA MAFIA  FATTASI PRSIDENTE DEL CONSIGLIO...........SPTU'

FAZIO FINALMENTE SEI ANDATO VIA LADRO. vergognati!!

CON GRANDE GIOIA ANNUNCIO CHE FAZIO,LO SCHIFO DEL NOSTRO PAESE ,SI E DIMESSO....

 

 

ahahaha altrimenti gli sparavano ,come a kennedy......eheheheheh 

bossi,non ti e' bastato??? deve venirtene un altro??' mah sei viscido

"La Lega se ne fotte dell'Africa" "Alla mia gente non gliene frega niente dell'Africa centrale, non vuole essere cacciata dalla propria storia e dal proprio ambiente." (Umberto Bossi su Panorama al tappetino vivente Bruno Vespa) http://www.panorama.it

 

 

 

bossi spero che ti venga un altro ictus,ma stavolta che ti porti via per sempre ..... bastardo 

LOGGIA P2 APPARTENENTI

 


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Questo è l'elenco alfabetico dei nomi di 962 presunti iscritti alla "Loggia P2" della massoneria sequestrato il 17 marzo 1981 a Licio Gelli (distribuito dalla presidenza del Consiglio il 21 maggio 1981). La relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta, consegnata ai presidenti della Camera e del Senato il 12 luglio 1984, afferma che: "le liste sequestrate a Castiglion Fibocchi sono da considerare: a) autentiche: in quanto documento rappresentativo dell'organizzazione massonica denominata Loggia P2 considerata nel suo aspetto soggettivo; b) attendibili: in quanto sotto il profilo dei contenuti, è dato rinvenire numerosi e concordanti riscontri relativi ai dati contenuti nel reperto". Ciononostante, dal momento che questo elenco è stato contestato, con successo, da diverse persone i cui nominativi figurano nello stesso e che si sono rivolte alla magistratura, è necessario avvertire il lettore che la presenza di un nominativo in questa lista non significa l'acclarata appartenenza dello stesso alla Loggia massonica P2. C'è infine da tenere conto del fatto che la Corte d'Assise romana ha recentemente negato la fondatezza della accusa di cospirazione mediante associazione, escludendo quindi che la P2 sia stata una struttura in grado di interferire ad un livello diverso da quello (di bassissimo profilo) dello scambio di favori e di raccomandazioni. Quella che segue, quindi, è solo la lista degli appartenenti alla P2 così com'è stata sequestrata a Licio Gelli. ten col Sergio Acciai (Firenze, in sonno, fascicolo 113) dott Pierluigi Accornero (Viarigi, 321) rag Giacomo Agnesi (Roma, 169) dott Enrico Aillaud (Roma, 560) dott Aldo Alasia (Buenos Aires, 150) dott Gioacchino Albanese (Roma, 913) dott Raffaele Albano (La Spezia, 286) cap Amedeo Aldegondi (Torino, 425) ten col Vito Alecci (Milano, 789) magg Giuseppe Aleffi (Pisa, 762) dott Alessandro Alessandrini (Roma, 728) amm Achille Alfano (Livorno, capo gruppo 12, fasc 450) gen Giovanni Allavena (Roma, 505) prof Canzio Allegriti (Torino, 94) principe Giovanni Alliata di Montereale (Roma, passato al Grande Oriente, 361) dott Italo Aloia (Cosenza, 173) Bruno Alpi (Ancona, in sonno, 426) dott Roberto Amadi (Milano, 364) dott Antonio Amato (Cagliari, 807) dott Wilfrido Ambrosini (Verona, in sonno, 112) avv Walter Amendola (Brasile, 615) dott Aristide Andreassi (Roma in sonno, 170) avv Loris Andreini (Montecatini, 417) dott Mario Andreini (Verona, 177) on Clement Anet Bile' (Costa d'Avorio, 765) dott Franco Angeli (Montevarchi, 153) dott Ennio Annunziata (Roma, 134) prof Fausto Antonini (Roma, 1) prof Giuliano Antonini (Roma, 2) Renzo Antonucci (Pisa, 736) col Pietro Aquilino (Perugia, in sonno, 358) dott Giuseppe Arcadi (Reggio Calabria, 3) dott Aldo Arcuri (Benevento, 4) dott Romolo Arena (Roma, 848) dott Giacomo Argento (Roma, 384) dott Sergio Argilla (La Spezia, 270) on Gian Aldo Arnaud (Torino, 726) dott Carlo Arnone (Firenze, 393) dott Francesco Aronadio (Roma, 944) dott Renato Aschieri (Milano, 917) dott Giuseppe Attinelli (Palermo, 942) on dott Angelo Atzori (Oristano, capo gruppo 2, fasc 651) avv Alfredo Aubert (Torino, in sonno, 287) col Mario Aubert (Milano, in sonno, 427) Alberto Aureggi (Roma, 727) dott Jose' Avila (Brasile, 599) rag Vittorio Azzari (Roma, 171) rag Gilberto Bacchetti (Firenze, 834) cap Vasco Bacci (San Vito, 5) dott Enzo Badioli (Roma, 581) dott Francesco Baggio (Vicenza, 732) dott Urio Bagnoli (Roma, in sonno, 6) gen col Enrico Baiano (Reggio Emilia, in sonno, 175) Pietro Baldassini (Firenze, 394) cap Giorgio Balestrieri (Livorno, 907) dott Giorgio Ballarini (Firenze, 701) on Pasquale Bandiera (Roma, 114) dott Guido Barbaro (Torino, 851) dott Vito Barbera (Livorno, morto, 182) rag Franco Barducci (Firenze, 702) gen Tommaso Barile (Roma, in sonno, 420) dott Giovanni Barilla' (Palermo, 288) dott Hippolito Barreiro (Buenos Aires, 689) geom Giovanni Bartolozzi (Firenze, 705) dott Federico Barttfeld (Buenos Aires, 479) on Antonio Baslini (Milano, 483) dott Giuseppe Battista (Roma, 518) dott Alberto Battolla (La Spezia, 800) avv Salvatore Bellassai (Palermo, 289) avv Girolamo Bellavista (Palermo, morto, 7) dott Danilo Bellei (Bologna, 484) ing Enzo Bellei (Roma, in sonno, 178) dott Ottorino Belli (Firenze, 229) dott Mario Bellucci (Perugia, in sonno, 174) on Costantino Belluscio (Roma, 540) prof Nello Bemporad (Firenze, 115) dott Giorgio Beninato (Roma, 563) dott Silvio Berlusconi (Milano, 625) dott Domenico Bernardini (Firenze, capo gruppo 6, fasc 699) dott Francesco Bernasconi (Roma, 155) cap fr Carlo Bertacchi (Roma, 629) dott Giuseppe Bertasso (Torino, 870) dott Luigi Bertoni (Roma, 179) dott Mario Besusso (Roma, morto, 180) dott Luis Alberto Betti (Buenos Aires, 481) dott Lodovico Bevilacqua (Milano, 877) dott Angelo Biagini (Firenze, 700) ing Livio Biagini (Roma, 529) dott Carlo Biamonti (L' Aquila, in sonno, 378) avv Gian Paolo Bianchi (Firenze, 703) dott Giorgio Bianchi (Torino, morto, 422) avv Giulio Bianchi (Pistoia, 183) avv Pierluigi Bianchini Mortani (Firenze, 742) prof Francesco Biancofiore (Roma, 365) ing Franco Bida (Roma, 911) p i Giorgio Bida (Novara, morto, 423) dott Giorgio Billi (Firenze, 548) dott Maurizio Bina (Cagliari, 819) dott Luigi Bina (Roma, 8) amm Gino Birindelli (Roma, 130) dott Luigi Bisignani (Roma, 203) dott Garibaldo Bisso (Livorno, 773) gen Luigi Bittoni (Firenze, passato ad altra Loggia, 116) col Bartolo Blasio (Roma, 824) cap Alessandro Boeris Clemen (Roma, 738) prof Giulio Bolacchi (Cagliari, 886) uff Jose' Bolshaw Salles (Brasile, 601) dott Gianni Bonaga (Torino, 376), Vincenzo Bonamici (Pistoia, 880) dott Ugo Bonasi (Roma, 857) geom Antonio Bonetti (Cesena, 366) Sandro Boni (Firenze, in sonno, 704) dott Nicolo' Borghese (Roma, 546) avv Fabio Borzaga (Trento, passato ad altra Loggia, 424) dott Enrique Victor Boully (Buenos Aires, 691) dott Osvaldo Brana (Dakar, 101) gen Ettore Brancato (Roma, 504) dott Pasquale Brandi (Bari, 9) avv Agneletto Branko (Trieste, passato ad altra Loggia, 291) dott Carlos Braulio (Brasile, 600) Maurizio Bruni (Livorno, 774) dott Vittorio Bruni (Firenze, 706) dott Ottorino Bruno (Roma, 103) dott Paolo Bruno (Cosenza, 181) gen Walter Bruno (Roma, 10) Ivan Bruschi (Arezzo, 395) dott Ettore Brusco (Roma, 11) Renzo Bruzzone (Torino, 176) dott Fosco Buccianti (Firenze, 638) avv Brunetto Bucciarelli Ducci (Arezzo, 573) gen Paolo Budua (Roma, 292) avv Glauco Buffarini Guidi (Roma, 102) dott Roberto Buffetti (Roma, 322) Aldo Bugnone (Torino, 785) dott Antonio Buono (Forli', 104) rag Giancarlo Buscarini (Roma, 850) magg Antonio Cacchione (Firenze, 197) cap Carlo Cadorna (Roma, 780) Giorgio Cagnoni (Ravenna, 166) dott Mario Cagnoni (Ravenna, 167) Paolo Cagnoni (Ravenna, 168) Paolo Caiani (Montecatini, 838) Piero Caiani (Montecatini, 676) Dott Salvatore Cajozzo (Svezia, 586) col Antonio Calabrese (Bologna, 485) dott Silvio Caldonazzo (Roma, 293) cap Guido Calenda (Roma, 156) dott Roberto Calvi (Milano, 519) dott Antonio Calvino (Buenos Aires, 692) dott Antonio Campagni (Pisa, 665) dott Ennio Campironi (Milano, 888) dott Umberto Campisi (Catania, 12) maestro Paolo Candigliota (Roma, 379) dott Antonio Cangiano (Cosenza, 367) col Rocco Cannizzaro (Roma, 200) cap Antonio Cantelli (Messina, 185) ing Fernando Cantini (Firenze, 836) dott Alberto Capanna (Roma, 553) prof Ilvo Capecchi (Pistoia, sospeso, 205) dott Achille Capelli (Firenze, 640) dott Carlo Capolozza (Roma, 294) rag Franco Caponi (Civitanova, 882) rag Attilio Capra (Milano, 188) on Giulio Caradonna (Roma, 909) prof Luigi Caratozzolo (Messina, 875) p i Antonino Carbonaro (Cagliari, 13) dott Eugenio Carbone (Roma, 493) magg Alberto Carchio (Livorno, 199) dott Italo Cardarelli (Roma, 385) dott Giampaolo Cardellini (Roma, 157) col Rocco Carducci (Roma, 186) prof Cesare Carella (Viterbo, 396) on Egidio Carenini (Milano, 551) ten col Guido Carenza (Roma, 108) on Vincenzo Carollo (Palermo, 295) dott Piero (Pier) Carpi (Reggio Emilia, 14) dott Vittorio Carrieri (La Spezia, 878) dott Giorgio Carta (Roma, 794) Silvio Casagni (Arezzo, 397) dott Roberto Casarubea (Palermo, in sonno, 296) dott Pietro Casellato (Treviso, 15) gen Giuseppe Casero (Roma, 488) Remo Casini (Firenze, 428) prof Alessandro Casotto (Perugia, 190) dott Salvatore Cassata (Marsala, 903) dott Carlo Castagnoli (Torino, 876) ing Antonio Castelgrande (Roma, 956) avv Francesco Catalano (Bari, 16) dott Giuseppe Catalano (Roma, 17) ing Laico Bruno Cattaneo (Buenos Aires, 790) dott Filippo Causarano (Roma, 195) col Secondo Cavalli (Firenze, in sonno, 429) prof Luigi Cavallini (Pisa, 861) prof Giorgio Cavallo (Torino, 696) dott Enrico Ceccarelli (Roma, 189) Mario Ceccherini (Grosseto, 191) ten col Luigi Cecchetti (Roma, 919) dott Mario Cecchi (Firenze, 649) rag Bruno Cecchi (Firenze, 721) dott Bruno Cecchini (Firenze, 397) amm Marcello Celio (Roma, 815) dott Massimiliano Cencelli (Roma, 897) prof Isidoro Centrella (Roma, 905) col Amedeo Centrone (Roma, 187) dott Alberto Cereda (Roma, 645) on Gianni Cerioni (Ancona, 843) dott Giovanni Cerquetti (Roma, 18) cap Umberto Cesari (Roma, 630) geom Eugenio Cesarini (Roma, 741) cap Salvatore Cesario (Udine, 670) dott Gabriele Cetorelli (Roma, 723) on Aldo Cetrullo (Pescara, passato al Grande Oriente, 154) dott Francesco Cetta (Roma, in sonno, 192) rag Alessandro Checchini (Firenze, 835) rag Claudio Chiais (Roma, 265) dott Antonio Chiarelli (Firenze, passato ad altra Loggia, 399) dott Brunetto Chiarelli (Firenze, 797) dott Giulio Chiarugi (Firenze, 400) gen Giuseppe Cianciulli (Bari, 164) on Fabrizio Cicchitto (Roma, 945) amm Giovanni Ciccolo (Lerici, 129) dott Italo Cichero (Genova, morto, 204) dott Bernardino Cifani (Roma, 193) dott Luigi Cimino (Cagliari, 822) geom Mario Cingolani (Ancona, 668) Manlio Ciocca (L' Aquila, 380) dott Mario Ciolini (Firenze, morto, 221) Mario Ciolli (Firenze, morto, 430) dott Vasco Cioni (Firenze, 431) dott Elio Cioppa (Roma, 658) col Enzo Cirillo (Firenze, 352) rag Carlo Ciuffi (Firenze, 419) dott Roberto Ciuni (Roma, 814) Renato Civinini (Firenze, 743) col Enzo Climinti (Roma, in sonno, 201) col Ennio Cocci (Pisa, 576) dott Joaquin Coelho (Brasile, 605) dott Antonio Colasanti (Roma, 360) dott Enrico Colavito (Venezia, 345) rag Giuseppe Colosimo (Livorno, 681) dott Giuseppe Compagno (Palermo, 298) magg Marino Conca (Roma, 351) magg Giuseppe Consalvo (L' Aquila, 381) dott Alfonso Coppola (Roma, 19) dott Loris Corbi (Roma, 562) dott Fausto Cordiano (Brescia, 910) col Antonio Cornacchia (Roma, 871) Heitor Correa De Mello (Brasile, 593) dott Stefano Corruccini (Pisa, 664) dott Vincenzo Corsaro (Roma, 416) p i Carmelo Cortese (Catanzaro, 20) cap vasc Carlos Alberto Corti (Buenos Aires, 641) dott Francesco Cosentino (Roma, 497) prof Alfiero Costantini (Fiesole, 512) ten col Alessandro Costanzo (Roma, 152) dott Maurizio Costanzo (Roma, 626) dott Francesco Cravero (Milano, 731) Giovanni Cravero (Fossano, 140) dott Giampaolo Cresci (Roma, 525) dott Giovanni Cresti (Siena, 521) dott Fabio Crivelli (Cagliari, 299) dott Giuseppe Renato Croce (Roma, 787) dott Francesco Crupi (Roma, 300) dott Giorgio Csepanyi (Palermo, 301) ing Giampiero Cungi (Brasile, 184) dott Lino Curiale (Ancona, 583) dott Antonino Cusimano (Palermo, 302) cap vasc Sergio D' Agostino (Roma, 131) dott Antonio D' Ali Staiti (Trapani, 303) gen Romolo Dalla Chiesa (Roma, 500) cap Giuseppe D' Allura (Palermo, 892) dott Federico D' Amato (Roma, 554) dott Antonio D' Ancona (Palermo, 941) on Emo Danesi (Livorno, 752), dott Mario D'Angelo (Viterbo, 763), col Salvatore Dargenio (Roma, 209) ing Giovanni D' Arminio Monforte (Milano, 936) dott Lorenzo Davoli (Roma, 659) avv Sergio De Almeida Marques (Brasile, 616) dott Stefano De Andreis (Roma, 939) dott Gabriele De Angelis (Roma, 277) dott Gustavo De Bac (Roma, 657) dott Hans De Belder (Vienna, 208) magg Umberto De Bellis (Venezia, 304) dott Svandiro De Blasis (Roma, 663) rag Antonio De Capoa (Roma, 21) on Massimo De Carolis (Milano, 624) dott Matteo De Cillis (Roma, 22) sen dott Danilo De' Cocci (Roma, 404) dott Pietro De Feo (Firenze, 432) prof Domenico De Giorgio (Reggio Calabria, 216) Domenico De Giudici (Arezzo, 652) geom Giancarlo Degl'Innocenti (Firenze, 708) dott Renzo De Grandis (Bologna, morto, 433) ten col Sergio Deidda (Roma, 215) on Filippo De Jorio (Roma, 511) dott Guglielmo De La Plaza (Uruguay, 589) dott Cesar De La Vega (Argentina, 590) Alessandro Del Bene (Firenze, 745) geom Vittorio Del Bianco (Firenze, 709) col Mario Del Bianco (Roma, 133) rag Giampiero Del Gamba (Livorno, 863) ten col Manlio Del Gaudio (Roma, 117) Pierluigi Del Guerra (Firenze, 710) dott Giuseppe Dell' Acqua (Roma, 305) dott Massimo Dell' Aquila (Bari, 306) ten col Bruno Della Fazia (Livorno, capo gruppo 7, fasc 23) dott Giuseppe Dell' Ongaro (Roma, 739) dott Pietro De Longis (Genova, 768) dott Jorio Del Moro (Firenze, 707) on Ferruccio De Lorenzo (Napoli, 25) dott Giuseppe Del Pasqua (Arezzo, passato al Grande Oriente, 353) dott Pietro Del Piano (La Spezia, 212) dott Michele Del Re (Roma, 661) prof Edoardo Del Vecchio (Roma, 143) magg Vittorio De Marco (Roma, 890) avv Fulviano De Mari (Roma, 24) Romolo De Martino (Firenze, 744) dott Paolo De Michelis (Roma, morto, 213) dott Vincenzo De Nardo (Roma, 307) ing Salvatore Dente (Roma, 214) Sergio Denti (Firenze, 643) dott Bonifacio De Oliveira (Brasile, 606) dott Carlo De Risio (Roma, 733) col avv Antonio De Salvo (Firenze, 194) gen Luigi De Santis (Roma, capo gruppo 8, fasc 359) dott William De Sena (Brasile, 603) dott Ercole De Siati (Teramo, 308) avv Jorge De Souza (Brasile, 612) Denis De Stafanis Baiardo (Tirrenia, 218) Dott Levy De Suoza (Brasile, 597) dott Osvaldo De Tullio (Roma, 309) Vincenzo De Vito (Roma, 310) dott Franco Di Bella (Milano, 655) avv Alberto Di Caro (Bra, 98) ten col Sergio Di Donato (Roma, 158) dott Leonardo Di Donna (Roma, 827) ten vasc Bruno Di Fabio (Roma, 210) dott Rodolfo Di Filippo' (Roma, 311) prof Giuseppe Di Giovanni (Palermo, 935) rag Sergio Di Lallo (Firenze, 211) gen Sebastiano Di Mauro (Milano, 207) dott Mario Diana (Roma, 555) dott Luigi Dina (Milano, passato al Grande Oriente, 118) dott Vincenzo D' Isanto (Firenze, 777) prof Giuseppe Donato (Roma, 902) Massimo Donelli (Napoli, 921) avv Pedro Dos Santos (Brasile, 611) dott Duilio Dottorelli (Roma, 434) cap Gian Carlo D'Ovidio (Roma, 569) avv Giovanni Druetti Di Ussel (Roma, 940) dott Mario Duce (Cagliari, 799) mar Maurizio Durigon (Arezzo, 418); on Mario Einaudi (Roma, 552) dott Antonio Esposito (Roma, 251) rag Claudio Fabbri (Milano, 132) dott Giovanni Fabbri (Roma, 816) dott Carlo Fabricci (Trieste, 26) dott Luigi Fadalti (Treviso, 938) col Nicola Falde (Roma, in sonno, 119) dott Carlo Falla Garetta (Cremona in sonno, rest tessera, 96) dott Giovanni Fanelli (Roma, capo gruppo 5, fasc 219) cap Giovanni Fantini (Livorno, 406) dott Francesco Farina (Arezzo, 510) Mario Elpidio Fattori (Milano, 755) dott Tito Favi (La Spezia, 435) gen Enrico Favuzzi (Roma, 633) dott Mario Alberto Fazio (Roma, 27) ten col Luciano Federici (Arezzo, 568) prof Franco Ferracuti (Roma, 849) dott Ruggero Ferrara (Roma, passato ad altra Loggia, 28) Alberto Ferrarese (Firenze, 746) dott Alberto Ferrari (Roma, 520) dott Aldo Ferrari (Roma, 891) avv Giuseppe Ferrari (Roma, 538) dott Mario Ferrari (Firenze, 401) rag Ivo Ferretti (Livorno, 29) dott Antonio Ferri (Roma, 729) ten col Domenico Fiamengo (Cosenza, 837) dott Cirino Fichera (Catania, 312) dott Wilson Filomeno (Brasile, 613) dott Gerardo Finauri (Argentina, 595) dott Beniamino Finocchiaro (Molfetta, 522) dott Ennio Finocchiaro (L' Aquila, 436) dott Walter Fernandes Fins (608) dott Ovidio Fioretti (Cagliari, 873) dott Publio Fiori (Roma, 646) dott Ruggero Firrao (Roma, 498) dott Alessandro Flora (Bari, 30) dott Fabrizio Flumini (Roma, 784) gen Carlo Foce (La Spezia, 120), dott Marco Folonari (Brescia, 927) amm Vittorio Forgione (Roma, 31) on dott Franco Foschi (Roma, 680) prof Arnaldo Foschini (Roma, 32), sen Franco Fossa (Roma, 354) Michele Fossa (Genova, 954) dott Artemio Franchi (Firenze, 402) Giorgio Franchini (Firenze, 776) cap Luciano Francini (Pisa, 574) dott Gianfranco Franco (Roma, 579) dott Luigi Franconi (Roma, 437) dott Francesco Franzoni (Torino, 438) on Aventino Frau (Roma, 533) dott Luis Fugasot (Uruguay, 596) dott Sebastiano Fulci (Messina, passato ad altra Loggia, 313) dott Silvestro Furgas (Cagliari, 798) cap Silvio Fusari (Livorno, 788) dott Ugo Fuxa (Palermo, 314) dott Gian Piero Gabotto (Roma, 928) gen Eduardo Gallardo Rincon (Messico, 610) dott Salvatore Galante (Palermo, 315) dott Giuseppe Gallo (Genova, 33) col Salvatore Gallo (Roma, 933) gen Vitaliano Gambarotta (Livorno, 225) dott Adolfo Gamberini (Ravenna, 224) dott Edoardo Gasser (Trieste, passato ad altra Loggia, 316) comm Licio Gelli (Arezzo, 440) dott Mario Genghini (Roma, 523) dott Carmelo Genoese Zerbi (Stati Uniti, 159) ten col Francesco Genovese (Pisa, 860) col Pasqualino Gentile (Roma, 357) amm Antonino Geraci (Roma, 809) dott Roberto Gervaso (Roma, 622) dott Antonio Jose' Ghirelli Garcia (Argentina, 620, geom Giancarlo Ghironi (La Spezia, 879) dott Giuseppe Giacchi (Roma, 217) dott Ado Giacci (Ravenna, 35) prof Giacomo Giacomelli (Massa, 441) Romano Giagnoni (Firenze, 748) dott Domenico Gialli (Roma, 222) ing Mario Giannetti (Firenze, 712) ing Osvaldo Giannetti (Massa, 36) gen Orazio Giannini (Roma, 832) dott Orazio Giannone (Firenze, 650) gr uff Piero Giannotti (Viareggio, 403) prof Gennaro Giannuzzi (Livorno, 735) dott Renato Giaquinto (Firenze, 711) col Renato Giarizzo (Roma, 223) on Ilio Giasolli (Roma, 556) rag Renzo Giberti (Genova, 895) prof Luigi Gioffre' (Roma, 883) dott Tommaso Giorgeschi (Firenze, 747) avv Raffaello Giorgetti (Arezzo, 541) dott Angelo Giovanelli (Roma, morto, 317) dott Giovanni Giraudi (442) dott Vincenzo Gissi (Bergamo, 227) gen Raffaele Giudice (Roma, 535) cap Giovanni Giuffrida (Reggio Emilia, 561) dott Ezio Giunchiglia (Tirrenia, capo gruppo 11, fasc 639) ten col Umberto Giunta (Reggio Calabria, 904) dott Michele Giovanni Giuratrabocchetta (Potenza, 951) Vittorio Gnocchini (Arezzo, 698) dott Gherardo Gnoli (Roma, 318) ten col Vittorio Godano (Bologna, 226) dott Giordano Goggioli (Firenze, 444) dott Cesare Golfari (Galbiate, 817) prof Egone Golimari (Trieste, passato ad altra Loggia, 443) col Umberto Granati (Siena, 248) dott Osvaldo Grandi (Massa, 37) dott Pietro Paolo Grassi (Potenza, 319) gen Giulio Grassini (Roma, 515) dott Gianfranco Graziadei (Roma, 679) gen Giulio Cesare Graziani (Roma, 503) dott Giuseppe Graziano (Palermo, 320) Mario Grazzini (Firenze, 445) Mario Luigi Gregoratti (Firenze, 858) dott Francesco Gregorio (Roma, 803) dott Angelo Grieco (Novara, 446) dott Matteo Grillo (Livorno, 439) cap Ernesto Grossi (Firenze, 636) ten col Santo Gucciardo (Siena, 867) dott Ferdinando Guccione Monroy (Pavia, 136) dott Giovanni Guidi (Roma, 830) dott Paolo Gungui (Cagliari, 859) gen Giuseppe Guzzardi (Roma, capo gruppo 1, fasc 694) dott Ever Haggiag (Roma, 137) dott Julio Haratz (Brasile, 604) col Rubens Iannuzzi (Roma, 138) dott Giuseppe Impallomeni (Palermo, 920) Francesco Imperato (Genova, 865) Dott Waldemar Incrocci (Torino, morto, 97) dott Oreste Innocenti (Milano, in sonno, 355) dott Antonio Ioli (Torino, 852) dott Francesco Ioli (Torino, capo gruppo 16, fasc 572) dott Carmelo Isaia (Cagliari, 38) dott Luigi Ivaldi (Roma, 230) dott Jose' Isaac Katz (Buenos Aires, 688) dott Guido Kessler (Verona, in sonno, 39) gen Giuseppe Kunderfranco (Palermo, 372) dott Adolfo Kunz (Firenze, 766) on dott Silvano Labriola (Roma, 782) cap Antonio La Bruna (Roma, 502) dott Luciano Laffranco (Perugia, in sonno, 232) dott Ippolito La Medica (Roma, 121) ten col Michele La Medica (Firenze, 447) comm Remo Landini (Verona, 109) dott Claudio Lanti (Roma, 914) dott Giovanni La Rocca (Perugia, 672) dott Raul Alberto Lastiri (Argentina, 621) Gennaro (Gino) Latilla (Firenze, 41) dott Armando Lauri (Firenze, 588) dott Silvio Lauriti (Roma, 952) col Fulberto Lauro (Roma, 542) dott Pablo Lavagetto (Buenos Aires, 480) cav lav Mario Lebole (Arezzo, 139) dott Antonio Leccisotti (Roma, 662) dott Giovanni Ledda (Nuoro, 42) col Federico Lenci (Buenos Aires, 558) avv Vito Lenoci (Bari, morto, 231) Luigi Lenzi (Pistoia, sospeso, 236) avv Leonardo Leonardi (Roma, in sonno, 373) dott Emilio Leonelli (Roma, 448) dott Vincenzo Leporati (Torino, morto, 324) dott Enzo Lerario (Firenze, 405) dott Walter Levitus (Trieste, in sonno, 325) cap Matteo Lex (Firenze, 724) dott Antonino Li Causi (Roma, 526) cap Serafino Liberati (Roma, 389) dott Vittorio Liberatore (Ancona, 804) on Gaetano Liccardo (Napoli, 557) dott Bruno Lipari (Roma, 693) dott Vincenzo Lipari (Roma, 326) gen Vittorio Lipari (Bologna, capo gruppo 13, fasc 449) prof Gianfranco Lizza (Roma, 233) ing Glauco Lolli Ghetti (Genova, 539) magg Giovanni Longo (Roma, 234) prof Pasquale Longo (Alberobello, 165) on Pietro Longo (Roma 926) dott Gaetano (Nino) Longobardi (Roma, 368) dott Luigi Loni Coppede' (Firenze, 278) avv Gaetano Lo Passo (Messina, 43) dott Antonio Lopes (Brasile, 598) dott Jose Lopez Rega (Argentina, 591) gen Donato Lo Prete (Roma, 482) col Giancarlo Lorenzetti (Roma, 44) Giancarlo Lorenzini (Roma, 855) prof Massimo Losappio (Siena, 697) dott Domenico Lo Schiavo (Australia, 247) cap Mario Lotta (Udine, in sonno, 377) col Giuseppe Lo Vecchio (Roma, 514) avv Rocco Lo Verde (Palermo, 328) dott Alvaro Luciani (Roma, 329) ing Luciano Luciani (Trieste, 451) dott Otello Macchioni Di Sela (Roma, 45) dott Giuseppe Macina (Arezzo, 868) dott Luigi Madia (Milano, in sonno, 46) sottoten vasc Fulvio Mafera (Pisa, 725) gen Gianadelio Maletti (Roma, 499) dott Francesco Malfatti di Montetretto (Roma, 812) prof Giancarlo Maltoni (Firenze, 415) on dott Enrico Manca (Roma, 864), col Pierluigi Mancuso (Piacenza, 206) dott Andre' Mandi (Roma, 363) ten col Roberto Manniello (Firenze, in sonno,249) dott Giuseppe Mannino (Palermo, 452) dott Dario Manzini (Firenze, 407) cap fr Vito Marano (Livorno, 369) geom Guglielmo Marcaccio (Roma, 160) col Carlo Marchi (Reggio Emilia, 241) arch Antonio Marchitelli (Roma, 862) Maresco Marini (Firenze, 408) dott Pasquale Marino (Roma, 566) on Luigi Mariotti (Firenze, in sonno, 489) dott Renato Marnetto (Roma, 677) dott Giovanni Marras (Cagliari,737) dott Osvaldo Marras (Firenze, 453) cap fr Mariano Marrone (Ancona, 840) Franco Marsili (Firenze, in sonno, 753) Mario Marsili (Arezzo, in sonno, 506) dott Carlo Martino (Torino, 252) on Anselmo Martoni (Molinella, in sonno, 123) cap Antonio Marturano (948) dott Massimo Mascolo (Roma, 781) dott Marco Masini (Roma, 237) on Renato Massari (Milano, 889) amm Aldo Massarini (Roma, 695) dott Sergio Massenti (Pisa, 253) gen Emilio Eduardo Massera (Buenos Aires, 478), dott Carlo Massimo (Firenze, 409) prof Paolo Matassa Marchisotto (Palermo, 943) dott Carlo Mauro (Roma, 565) dott Giacomo Mayer (Roma, 47) dott Giorgio Mazzanti (Roma, 826) col Rocco Mazzei (Milano, morto, 386) sen Luigi Mazzei (Roma, 48) col Giuseppe Mazzotta (Livorno, 818) dott Giuseppe Mazzotti (Roma, 454) dott Roberto Memmo (Roma, 564) ten col Gaetano Mendolia (Roma, 550) dott Gianni Mercatali (Firenze, 778) gen Francesco Mereu (Roma, morto, 490) dott Giorgio Merli (Roma, in sonno, 49) cap Pietro Mertoli (Livorno, 734) prof Renzo Merusi (Roma, 240), dott Marco Messeni Petruzzelli (Roma, in sonno, 50) dott Antonio Messina (Cosenza, 250) prof Michele Messina (Firenze, 414) rag Elio Messuri (La Spezia, 51) dott Roberto Romero Meza (Genova, 686) dott Leo Micacchi (Roma, 330) gen Vito Miceli (Roma, 491) gen Giuliano Micheli (Padova, 653) dott Franco Michelini Tocci (Roma, in sonno, 331) rag Enrico Michelotti (Messina, 52) col Giuseppe Midili (Roma, 244) arch Aladino Minciaroni (Roma, 931) col Giovanni Minerva (Roma, 517) avv Sergio Minervini (Livorno, 513) gen Osvaldo Minghelli (Roma, 142) avv Pietro Minnini (Bari, passato al Grande Oriente, 456) gen Igino Missori (Roma, 559) geom Roberto Misuri (Pisa, 962) dott Arrigo Molinari (Genova, 767) on prof Ottorino Monaco (Roma, 53) cap Giuseppe Mongo (Firenze, 684) on Amleto Monsellato (Lecce, 54) col Giuseppe Montanaro (Brescia, 906) ten col Anselmo Montefreddo (Pavia, 246) Riziero Monti (Ravenna, 55) dott Flavio Montisci (Cagliari, 823) gen brig aerea Otello Montorsi (Roma, 144) ten col Franco Morelli (Reggio Calabria, 918) dott Mario Moretti (Roma, 932) cap Carlo Mori (Roma, 841) dott Gaetano Morreale (Firenze, 56) dott Flaviano Morri (Forli', 674) dott Panfilo Morroni (Venezia, 239) dott Paolo Mosca (Roma, 813) dott Francesco Mosciaro (Palermo, passato ad altra Loggia, 245) comm Bruno Mosconi (Firenze, capo gruppo 9, fasc 392) dott Giovanni Motzo (Cagliari, capo gruppo 3, fasc 57) cap fr Angelo Murru (Savona, 58) magg Franco Murtas (Nuoro, 930) dott Arrigo Musiani (Siena, 59) gen Fausto Musto (Bolzano, 457) col Pietro Musumeci (Roma, 487) dott Franco Nacci (Roma, 759) dott Paolo Nannarone (Cortona, 536) on Vito Napoli (Roma, 887) dott Luigi Nebiolo (Roma, 810) arch Mario Negri (Firenze, 713) prof Rosario Nicoletti (Roma, 950) ten col Renato Nicoli (Firenze, 455) dott Edilio Nicolini (Genova, 916) col Domenico Niro (Torino, capo gruppo 10, fasc 458) dott Giovanni Nistico' (Roma, 675) mar magg Enrico Nocilli (Livorno, 923) Alighiero Noschese (Roma, morto, 343) Alberto Nosiglia (Livorno, 869) col Franco Novo (Arezzo, 459) prof Angelo Nunziante (Messina, 460) Antonio Nunziati (Firenze, 885) ten col Salvatore Oddo (Roma, 937) prof Gianluigi Oggioni (Firenze, 637) dott Luigi Oliva (Rapallo, 770) Carlo Onnis (Oristano, 898) dott Giovanni Organo (Padova, in sonno, 332) dott Giampiero Orsello (Roma, 60) avv Umberto Ortolani (Roma, 494) dott Antonio Pacella (Livorno, 671) dott Gian Carlo Pagano (Torino, morto, 202) dott Antonio Paladini (Roma, in sonno, 61) dott Giovanni Palaia (Roma, 792) dott Claudio Palazzo (Cagliari 821) avv Giampaolo Pallotta (Firenze, 258) dott Bruno Palmiotti (Roma, 220) gen Giovambattista Palumbo (Firenze 135) ing Pasquale Palumbo (Roma, in sonno, 62) comm Costantino Panarese (Torino, 461) dott Roberto Pandolfini (Firenze, 900) ten col Giancarlo Panella (Milano, 371) dott Andrea Panno (Genova, 802) dott Sergio Panzacchi (Roma, 290) col Marco Paola (Bologna, passato ad altra Loggia, 462) avv Mario Paola (Firenze, 257) dott Enrico Paoletti (Firenze, 254) prof Ivan Papadia (Bari, 922) rag Nicolino Pappalepore (Paganica, in sonno, 382) Angelo Paracucchi (La Spezia, 769) dott Maurizio Parasassi (Roma, 582) cap dott Giuseppe Paratore (Arezzo, 845) dott Angelo Parisi (Pesaro, 806) Pieruggero Partini (Roma, 255) dott Tito Pasqualigo (Torino, 874) dott Andrea Pasqualin (Firenze, 683) dott Bruno Passarelli (Roma, sospeso, 141) dott Vito Passero (Torino, 63) dott Ferdinando Pastina (La Spezia, 801) ten col Franco Pastore (Nuoro, 370) cap Giovanni Pastore (Tirrenia, 894) dott Salvatore Pastore (Roma, 960) Marcello Pastorelli (Livorno, 833) dott Giovanni Pattumelli (Roma, 64) Alvaro Pazzagli (Firenze, passato al Grande Oriente, 259) dott Franco Peco (Milano, 110) avv Carmine (Mino) Pecorelli (Roma, morto, 235) on Mario Pedini (Brescia, 570) dott Vitaliano Peduzzi (Milano, 111) dott Davide Pellegrini (Roma, 387) dott Olivo Pelli (Roma, 107) prof Renato Pellizzer (Siena, 682) dott Walter Pelosi (Roma, 754) dott Francesco Pennacchietti (Roma, 65) dott Corrado Pensa (Roma, in sonno, 333) dott Maurizio Pepe (Torino, 263) Claudio Perez Barruna (Costa Rica, 594), dott Aldo Peritore (Roma, passato al Grande Oriente, 261) dott Alberto Perna (Torino, 796) dott Cesare Peruzzi (Firenze, 716) dott Carlo Pesaresi (Forli', 172) rag Lamberto Petri (Ancona, 567) cap Gianfranco Petricca (Livorno, 627) Antonio Petrucci (Firenze, 715) on Sergio Pezzati (Firenze, 528) Claudio Pica (in arte: "Claudio Villa") (Roma, in sonno, 262) on dott Rolando Picchioni (Torino, 808) gen Franco Picchiotti (Roma, capo gruppo 4, fasc 495) ten col Antonio Piccirillo (Como, 264) mar cav Romano Piccolomini (Firenze, 256) prof Claudio Pierangeli (Siena, 463) dott Giuseppe Pieri (Roma, 530) Roberto Pieri (Firenze, 756) Giovanni Pieroni (Firenze, 714) on Giulio Pietrosanti (Roma, 66) dott Michele Pignatelli (Roma, 334) dott Waldimiro Pinto (Brasile, 602) magg Francesco Pirolo (Roma, 260) gen sq aerea Luigi Pirozzi (Roma, 854) cap Gino Pisani (Genova, 40) dott Giorgio Pisano (Cagliari, 642) dott Sergio Piscitello (Roma, 507) dott Alberto Pistolesi (Firenze, 749) dott Giuseppe Pizzetti (Firenze, morto, 410) dott Giulio Pizzoccheri (Milano, passato ad altra Loggia, 242) dott Michele Pizzullo (Roma, 145) dott Giovan Vincenzo Placco (Roma, 947) prof Carlo Poglayen (Macerata, 267) dott Giuseppe Pluchino (Ragusa, 957) cap fr Giuliano Poggi (Caracas, 464) cap fr Osvaldo Poggi (Padova, passato ad altra Loggia, 161) dott Marcello Poggini (Roma, 388) dott Duilio Poggiolini (Roma, 961) col Italo Poggiolini (Livorno, 575) avv Wolfango Polverelli (Roma, 162) dott Domenico Pone (Roma, 421) prof Leonello Ponti (Roma, 660) dott Saverio Porcari Li Destri (Cuba, 831) cap Fausto Porcheddu (67) cap Roberto Porcheddu (68) dott Pasquale Porpora (Milano, capo gruppo 14, fasc 70) dott Michele Principe (Roma, 829) dott Massimo Pugliese (Roma, 266) prof Clemente Pulle' (Messina, 955) prof Pietro Pulsoni (Roma, 69) cap Giuseppe Putignano (Firenze, 764) ten col Giuseppino Quartararo (Livorno, 577) amm Giovanni (Juan) Questa (Argentina, 617) dott Domenico Rabino (Modena, 825) dott Giorgio Ramella (Genova, 771) prof Vincenzo Randi (Ravenna, morto, 71) dott Giacomo Randon (Roma, 146) Bruno Ranieri (Roma, morto, 465) dott Domenico Raspini (Ravenna, 72) gen Osvaldo Rastelli (Bologna, 105) maestro Giulio Razzi (Roma, morto, 466) dott Angelo Rega (Roma, 73) cap Aldo Renai (Firenze, 268) avv Lucio Riccardi (Bari, 74) avv Emilio Riccardi (Torino, morto, 95) dott Giuseppe Ricci (Viterbo, 467) gen Giovanni Riffero (Torino, 486) dott Renato Righi (Firenze, 122) dott Giovanni Rizzi (Verona, 760) dott Angelo Rizzoli (Milano, 532) col Vincenzo Rizzuti (Roma, 811) dott Enrico Rocca (Cagliari, 884) col Fausto Rodino' (Ostia, 269) Carlo Rolla (Genova, 881) dott Francesco Romanelli (Roma, 75) dott Ovidio Romanelli (Roma, 335) ten col Antonio Romano (Roma, 549) dott William Rosati (Genova, capo gruppo 15, fasc 673) cap Andrea Roselli (Potenza, 585) gen Roberto Roselli (Roma, 99) prof Edmondo Rossi (Roma, 805) dott Giorgio Rossi (Milano, 323) Mario Rossi (Frosinone, 730) dott Bruno Rozera (Roma, passato al Grande Oriente, 76) ing Mario Rubino (Palermo, 336) dott Carlo Ruffo della Scaletta (Firenze, 717) dott Felice Ruggiero (Roma, 847) dott Domenico Russo (La Spezia, 846) dott Francesco Russo (Agrigento, 196) cap Guido Ruta (Stati Uniti, 628) dott Claudio Sabatini (Roma, 783) ten col Gianfranco Sabatini (Aosta, 953) dott Elio Sacchetto (Roma, 634) arch Ambrogio Sala (Torino, 228) magg Mario Salacone (Roma, 163) ing Simonpietro Salini (Roma, in sonno, 531) dott Francesco Salomone (Roma, 678) arch Francesco Sanguinetti (Roma, morto, 337) Ermido Santi (Genova, 772) geom Ferruccio Santini (Roma, 775) dott Mario Santoro (Bologna, 77) gen Giuseppe Santovito (Roma, 527) dott Roberto Sarracino (L'Aquila, 383) geom Stefano Sassorossi (Firenze, 719) cav Carlo Satira (Reggio Calabria, 78) dott Vittorio Emanuele di Savoia (Ginevra, 516) dott Vittorio Sbarbaro (Roma, 934) dott Francesco Scalabrino (Messina, morto, 469) dott Leonardo Scali (Roma, 958) ten col Pasquale Scarano (Oristano, 839) ten col Michele Schettino (Torino, 761) dott Darcy Schettino Rocha (Brasile, 607) Aldo Schiassi (Bologna, 924) avv Giulio Schiller (Padova, 654) ten col Mario Scialdone (Firenze, 147) dott Santo Sciarrone (Milano, 635) gen Salvatore Scibetta (Roma, 124) col Domenico Scoppio (Roma, 274) ing Alberto Scribani (Parigi, 198) on Loris Scricciolo (Chiusi, 125) dott Piero Scricciolo (Arezzo, passato al Grande Oriente, 149) prof Albino Secchi (Firenze, 411) dott Gustavo Selva (Roma, 623) dott Mario Semprini (Roma, 544) dott Pasquale Setari (Padova, 106) ing Lucien Sicouri (Genova, 580) dott Elio Siggia (Roma, 656) ten vasc Giuseppe Silanos (Roma, 271) dott Enrico Silvio (Genova, 338) prof Augusto Sinagra (Roma, 946) avv Michele Sindona (501) magg Giovanni Sini (Livorno, 578) dott Raffaele Sinisi (Arezzo, 297) gen Giuseppe Siracusano (Roma, 496) dott Fiorello Sodi (Firenze, 34) dott Edgardo Sogno Del Vallino (Torino, 786) Ugo Soldani (Firenze, 718) dott Angelo Raffaele Soldano (Roma, 272) dott Gerolamo Sommo (Aosta, 912) dott Girolamo Sorrenti (Roma, 339) dott Franco Sorrentino (Cagliari, 79) ten col Lino Sovdat (Firenze, 471) gen Pietro Spaccamonti (Roma, 472) dott Ettore Spagliardi (Aosta, 915) dott Carmelo Spagnuolo (Roma, in sonno, 545) dott Piero Spalluto (Milano, 872) dott Paolo Sparagana (Losanna, 537) dott Aldo Spinelli (Milano, in sonno, 80) on Gaetano Stammati (Roma, 543) dott Antonio Stanzione (Forli', 793) ten col Savino Stella (Firenze, 722) dott Domenico Stellini (Treviso, in sonno, 81) magg Marcello Stellini (Roma, 273) dott Giorgio Sternini (Venezia, 82) dott Giorgio Florio Stilli (Firenze, 648) dott Randolph K Stone (Los Angeles, 899) dott Bruno Strappa (Ancona, 584) cap dott Giuseppe Strati (Reggio Calabria, 959) dott Francesco Sturzo (Palermo, 340) gen Carlos Suarez Mason (Argentina, 609) dott Giuseppe Szall (Milano, 524) Leandro Tacconi (Roma, 632) cap Ezio Talone (Napoli, 276) ing Gennaro Tampone (Firenze, 750) dott Vittorio Tanassi (Roma 473) magg Giacomo Tarsi (Roma, 151) avv Paolo Tartaglia (Roma, 842) dott Bruno Tassan Din (Milano, 534) Giovanni Tassitano (Pisa, 925) dott Elijak Taylor (Liberia, 619) dott Alberto Teardo (Albissola, 341) dott Mario Tedeschi (Roma, 853), on Emanuele Terrana (Roma, morto, 356) cap Corrado Terranova (Taranto, 83) prof Carlo Terzolo (Torino, morto, 342) gen Guido Tesi (Firenze, in sonno, 587) Augusto Tibaldi (Roma, sospeso, 100) dott Mario Tilgher (Roma, passato al Grande Oriente, 84) dott Alessandro Tizzani (Torino, 795) col Mario Tognazzi (Firenze, morto, 412) dott William Tolbert (Liberia, morto, 618) dott Emanuele Tomasino (Palermo, 669) Osvaldo Tonini (Brasile, 614) amm Giovanni Torrisi (Roma, 631) cap Menotti Tortora (Firenze, 275) Silvano Tosi (Arezzo, 477) Massimo Tosti (Roma, 929) dott Gaetano Trapani (Milano, 779) ten col Mario Traversa (Brindisi, 758) dott Roberto Trebbi (Tirrenia, 685) prof Fabrizio Trecca Trifone (Roma, capo gruppo 17, fasc 327) comm Lorenzo Tricerri (Torino, in sonno, 85) cav Aurelio Tripepi (Reggio Calabria, morto, 474) col Giuseppe Trisolini (Roma, morto, 547) avv Francesco Troccoli (Bari, 86) dott Francesco Trois (Cagliari, 820) ten col Domenico Tuminello (Perugia, 148) gen Mauro Turini (Roma, 740) dott Vincenzo Tusa (Palermo, 344) comandante Paolo Uberti (Roma, 280) dott Asdrubale Ugolini (Firenze, 413) geom Mauro Ugolini (Firenze, 720) ten col Giacomo Ungania (Roma, 901) prof Antonio Urbano (Catania, 279) ten col Ottavio Urciuolo (Firenze, 126) dott Salvatore Vagnoni (Roma, 468) avv Mario Valenti (Arezzo, morto, 644) dott Roberto Valenza (Roma, 757) dott Vincenzo Valenza (Roma, 243) gen Enzo Vallati (Roma, 508) dott Cesare Valobra (Milano, in sonno, 87) dott Giancarlo Elia Valori (Roma, espulso, 283) prof Walter Vannelli (Roma, 88) prof Cesare Vannocci (Livorno, 89) dott Giuseppe Varchi (Trapani, 908) gen Dante Venturi (Palermo, morto, 346) dott Aldo Vestri (Genova, 90) dott Giovanni Viarengo (Torino, 91) cap Massimo Vicard (Roma, 866) col Mario Pompeo Vicini (Roma, 127) col Antonio Viezzer (Roma, 509) dott Alberto Vignes (Argentina, morto, 592) dott Luigi Nello Villa (Torino, 374) dott Vincenzo Villata (Roma, 391) dott Maria Jose' Villone (Buenos Aires, 690) avv Enrico Vinci (Roma, 282) dott Francesco Viola (Torino, 375) magg Enrico Violante (Livorno, 284) dott Ferdinando Visciani (Firenze, morto, 281) dott Annibale Viscomi (Montecatini, 647) Roberto Visconti (Firenze, 751) dott Angelo Visocchi (Roma, 791) dott Gaetano Vita (Roma, 390) dott Fabio Vitali (Torino, in sonno, 347) dott Vincenzo Vitali (Siena, 348) avv Mario Vitellio (Roma, 666) gen Ambrogio Viviani (Novara, 828) avv Carlo Voccia (Roma, 667) avv Gaetano Vullo (Milano, 856) dott Fernandes Wilson De Valle (Buenos Aires, 687) dott Mario Zaccagnini (Roma, 92) cap Maurizio Zaffino (La Spezia, 285) dott Leonida Zanaria (Milano, 896) dott Mario Zanella (Roma, 476) dott Lelio Zappala' (Roma, 475) ing Lucio Zappulla (Palermo, 349) dott Aldo Zecca (Roma, 350) dott Sergio Zerbini (Modena, 93) dott Giorgio Zicari (Roma, 844) dott Alfredo Zipari (Roma, 470) prof Amonasro Zocchi (Roma, 571) Elie Zocheib (Modena, 893) on Michele Zuccala' (Roma, 492) comm Antonio Zucchi (Arezzo, 128) dott Paolo Zucchini (Roma, 362).

VITTORIO FELTRI E LIBERO CARTA PER IL BAGNO

e' incredibile come vittorio feltri,difenda a spada tratta,berlusconi,mussolini,e tutto quello che di piu' schifoso esiste in italia.perche' non lo arrestano per apologia del fascismo o nazismo a feltri...... tanto e' un gran perdente,sta vedendo il suo impero di cartapesta crollare,e si ritrovera' con le copie del suo pseudo giornale ,usate come carta igienica,nei bagni pubblici in turchia.ECCO IL PARAGONE TRA NO GLOBAL E TERRORISTI........feltri ma va... Quali che siano gli individui, i gruppi, gli stati-canaglia che, progettando e ponendo in essere azioni distruttive di vite innocenti e di beni-simbolo dell'America, ci hanno resi tutti infinitamente meno sicuri di prima, con peggioramento generalizzato e diffuso della qualità della vita, una cosa appare certa: che costoro sono mossi da odio profondo e sconfinato per quella che, semplificando, possiamo indicare come la civiltà occidentale. L'aver colpito la maggiore potenza economica e militare nei palazzi che ne sono, al contempo, espressione e motore, la minaccia - niente affatto da sottovalutare, per la relativa facilità di metterla in atto - di colpire attraverso la basilica di San Pietro a Roma, il simbolo della maggiore potenza spirituale del mondo, sono la conferma dell'ideologia che ispira e sorregge i nuovi portatori di morte. L'appartenenza al mondo occidentale e alla cristianità diviene marchio di colpevolezza e ragione di definitiva condanna. Si tratta di un'ideologia di fondo comune a movimenti diversi, la cui strategia varia non con riferimento agli obiettivi da colpire ma al prezzo che si è disposti a pagare per farlo. Così se i portatori di morte in America non hanno esitato a mettere nel mucchio la loro stessa esistenza, i cosiddetti no-global non hanno dubbi se si tratta di attentare alla vita di appartenenti alle forze dell'ordine, però immediatamente rifugiandosi nel branco dei complici: Genova insegna. Non è la scala dei valori che distingue Bin Laden da coloro che lanciano sassi e molotov contro le forze dell'ordine ma, semplicemente, la misura del coraggio. Negli uni e negli altri v'è la determinazione di colpire, di eliminare fisicamente chi viene visto come espressione della civiltà occidentale. I seguaci di Bin Laden colpiscono mettendo in gioco la vita, gli emuli nostrani colpiscono mettendo in gioco la vita altrui, preferibilmente quella di poliziotti e carabinieri. E' sconsolante che la sinistra faccia mostra di non capirlo. Non solo: quella commissione presentata come di inchiesta sui fatti di genova, ma in realtà sull'operato della Polizia, che è giunta a sentire chi aveva dichiarato che sarebbe stata guerra allo Stato, l'eliminazione dei vertici della Polizia, le inchieste giudiziarie pendenti su suoi dirigenti ai quali lo Stato avrebbe dovuto mostrare invece gratitudine per averle difese, sono il segno preoccupante che organi politici istituzionali e la stessa magistratura non hanno colto la pericolosità di movimenti operanti in casa nostra sulla base di un'ideologia che non è diversa da quella che ha mosso i portatori di morte a New York. Chi vuole uccidere un poliziotto per quel che gli rappresenta non è migliore dal punto di vista morale, né meno pericoloso dal punto di vista sociale, di colui che si ponga ai comandi di un aereo per farlo schiantare contro un palazzo per quel che questo rappresenta. Quando la sinistra giustifica le ragioni che ispirerebbero i movimenti no global, quando la magistratura, in nome o sotto l'usbergo di formalismi, dà l'impressione di attribuire la colpa di quel che è successo a genova alla Polizia o, in contrasto col buon senso ancora prima che col diritto, accusa di omicidio volontario un carabiniere che ha sparato mentre era sotto tiro assieme ai suoi compagni, viene il dubbio che, consapevolmente o no, si voglia portare il paese sull'orlo di una crisi grave. La tragedia che ha avuto per teatro l'America e per vittima l'intera umanità deve indurre ciascuno , quali che ne siano la posizione politica e il livello di responsabilità, a una riflessione seria, onesta, non più procrastinatribile, sulla potenzialità pffensiva e distruttiva dei movimenti il cui obiettivo sia la guerra alla civiltà occidentale. Sottovalutare il pericolo che questi movimenti rappresentano significa non tenere in conto per un verso l possibilità di una loro involuzione verso metodi di lotta estremi e, per altro verso, che proprio in seno ad essi potrebbero spuntare individui disposti al sacrificio di se stessi pur di colpire lo "Stato nemico". Forse tutti gli Stati sono in ritardo nella lotta al terrorismo. Ma sarebbe suicida per il nostro Paese non stroncare con la determinazione che esige la posta in gioco e che è la vita e la sicurezza di ciascuno di noi, qualsiasi movimento che porti con sé il germe mortale del terrorismo. E, di movimenti siffatti, in Italia, purtroppo, ne esistono.

parlamentari condannati cacciateli via x sempre!!!

 ELENCO PARLAMENTARI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA. Massimo Maria Berruti (deputato FI): 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza. Alfredo Biondi (deputato FI): 2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova. Vito Bonsignore (eurodeputato Udc): 2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti. Umberto Bossi (eurodeputato e segretario Lega Nord): 8 mesi definitivi per tangente Enimont. Giampiero Cantoni (senatore FI): Come ex presidente della Bnl in quota Psi, inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta fraudolenta, ha patteggiato la pena e risarcito 800 milioni. Enzo Carra (deputato Margherita): 1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente Enimont. Paolo Cirino Pomicino (eurodeputato Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni. Marcello Dell’Utri (senatore FI e membro del Consiglio d’Europa): condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture Publitalia); ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia. Antonio Del Pennino (senatore FI): 2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese. Gianni De Michelis (deputato e segretario Nuovo Psi): 1 anno e 6 mesi patteggiati a Milano per corruzione per le tangenti autostradali del Veneto; 6 mesi patteggiati per finanziamento illecito Enimont. Walter De Rigo (senatore FI): 1 anno e 4 mesi patteggiati per truffa ai danni del ministero del Lavoro e della Cee per 474 milioni di lire in cambio di falsi corsi di qualificazione professionale per la sua azienda. Gianstefano Frigerio (deputato FI): condannato a Milano a oltre 6 anni di reclusione definitivi per le tangenti delle discariche (3 anni e 9 mesi, corruzione) e per altri due scandali di Tangentopoli (2 anni e 11 mesi per concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito). Giorgio Galvagno (deputato FI): ex sindaco socialista di Asti, nel ’96 ha patteggiato 6 mesi e 26 giorni di carcere per inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti ufficio, falso ideologico, delitti colposi contro la salute pubblica (per l’inquinamento delle falde acquifere) e omessa denuncia dei responsabili della Tangentopoli astigiana nello scandalo della discarica di Vallemanina e Valleandona (smaltimento fuorilegge di rifiuti tossici e nocivi in cambio di tangenti). Lino Jannuzzi (senatore FI): condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, è stato graziato dal capo dello Stato proprio mentre stava per finire in carcere. Giorgio La Malfa (deputato Pri, ministro Politiche comunitarie): condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont. Roberto Maroni (deputato Lega Nord e ministro Lavoro): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano. Augusto Rollandin (senatore Union Valdôtaine-Ds): ex presidente della giunta regionale Valle d’Aosta è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione nel ’94 a 16 mesi di reclusione, 2 milioni di multa e risarcimento dei danni alla Regione per abuso d’ufficio: favorí una ditta “amica” nell’appalto per la costruzione del compattatore di rifiuti di Brissogne. Dichiarato decaduto dalla Corte d’appello di Torino, in quanto “ineleggibile”, nel 2001 si candida al senato con l’Union Valdotaine, i Ds e i Democratici. Vittorio Sgarbi (deputato FI): 6 mesi definitivi per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, cioè del ministero dei Beni culturali. Calogero Sodano (senatore Udc): già sindaco di Agrigento, condannato definitivamente a 1 anno e 6 mesi per abuso d’ufficio finalizzato a favorire i costruttori abusivi in cambio di favori elettorali. Egidio Sterpa (deputato FI): condannato a 6 mesi definitivi per tangente Enimont. Antonio Tomassini (senatore FI): Medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso. Vincenzo Visco (deputato Ds): Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda. Piú l’“ordine di riduzione in pristino dei luoghi”. Cioè la demolizione delle opere abusive. Alfredo Vito (deputato FI): 2 anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.

BORGHEZIO II e altre cosette puzzolenti......

Mario Borghezio è certamente uno dei più apprezzati crociati d'Italia, perennemente ospite di show televisivi. Il suo curriculum sembra impeccabile: infatti, lui può dimostrare di essere stato un Occidentale a tutti gli effetti molto prima dell'11 settembre. Lo scorso 15 febbraio, La Repubblica ha citato un suo violento attacco contro il comico Luttazzi, reo di aver definito Sharon un criminale di guerra: "Il 'solito' [Luttazzi] ha reiterato ieri, con sguardo pieno di compiaciuta e festosa ironia, le feroci battute anti-israeliane, di cui aveva già dato prova in precedenza, con accenti quasi antisemiti. In questa occasione però si evidenzia anche la gravissima inopportunità rappresentata dal fatto che, nelle stesse ore, le tv ci hanno portato in casa le immagini sconvolgenti della più grave strage compiuta nei Territori a danno di civili e militari israeliani". Mario Borghezio E in effetti, Mario Borghezio fa del suo meglio per essere un piccolo Sharon. Come Sharon, Borghezio non è né stupido, né ignorante come fa finta di essere: è una persona di una discreta cultura in vari campi. Nel '93 ha preso una multa di 750.000 lire per aver picchiato un bambino marocchino. Non sarà proprio la strage di Sabra e Shatilla, ma la buona volontà indubbiamente c'era. Tempo fa Borghezio si è guadagnato un bel po' di pubblicità disinfettando i sedili sul treno Milano-Torino dove si erano sedute alcune prostitute nigeriane (i cui clienti, fino a prova contraria, erano certamente dello stesso colore e intelligenza dell'onorevole). Disinfettanti, spray e gas hanno un particolare fascino per l'eurodeputato ed ex-sottosegretario della Repubblica italiana. Nell'interessante pubblicazione Il paese dei campi, apprendiamo come durante un comizio di Borghezio a Voghera, i sostenitori della Lega Nord abbiano dimostrato tutta la loro abilità letteraria, recitando ad alta voce da un volantino quella che loro chiamavano «la preghiera dello zingaro». Il testo dice: "Un bel milione dacci al mese, tanto il Comune non ha altre spese, dacci una casa con priorità, perché siam nomadi ma restiamo qua, non vorremmo però essere "gasati" dai Vogheresi oggi un po' incazzati." Fronti dell'Occidente: A Sharon, i palestinesi A Borghezio, i rom Quindi chi meglio di lui può rappresentare il punto di vista ufficiale della Lega alla commissione Esteri del Parlamento europeo in occasione del dibattito sugli attentati negli Usa? Citando le immagini della CNN viste mille volte, Borghezio ha commentato: "Le manifestazioni di giubilo in Medio Oriente hanno trovato eco immediata in consimili esternazioni, come già in passato in occasione di altri atti criminali dei fanatici islamici, nei centri religiosi e nelle moschee siti nei Paesi europei. [...] Ora non è più questione di fare come Ponzio Pilato di fronte al fanatismo islamico presente ed attivo anche nei nostri Paesi. Pensiamoci ed interveniamo, prima che sia troppo tardi." Poco dopo, come riferisce La Padania dell'8 novembre 2001, Borghezio ha trovato un nemico degno di lui: il musulmano convertito Adel Smith, di Ofena in provincia dell'Aquila, che - come raccontiamo altrove - aveva costituito assieme a un unico seguace e con il potente aiuto di Bruno Vespa l'Unione Musulmani d'Italia, statutariamente un partito politico: Mario Borghezio, deputato europeo della Lega, prende spunto dall’apparizione in televisione dell’esponente islamico Adel Smith per sollecitare lo scioglimento “subito del nuovo partito islamico in Italia». Smith, che Borghezio ricorda essere stato ospite di Porta a Porta dopo aver promosso una controversa manifestazione il 14 ottobre a Milano, è «leader indiscusso di un neonato movimento di musulmani italiani» che «si ispira alle vedute del più intollerante fanatismo religioso islamico. Ritengo che, in base ad un ben fondato principio di precauzione, il governo, prima che la propaganda di questo nuovo partito islamico diffonda in Italia messaggi che attizzino il fanatismo presso le comunità islamiche, debba immediatamente intervenire per precludere ogni attività ed esternazione propagandistica». Prima di soccombere alle risate, il lettore dovrebbe sapere che Mario Borghezio proviene da ambienti che si potrebbero definire sommariamente di "destra radicale", che hanno avuto spesso vita dura. Ma Borghezio non sembra che abbia imparato la virtù della tolleranza dalle proprie esperienze. Infatti il passato di Borghezio non è proprio così limpidamente occidentale come ci vorrebbe far credere. Nulla di male, ovviamente - se lui non avesse fatto della più intransigente intolleranza occidentalista la propria missione. Ecco un interessante brano tratto da un articolo comparso sul numero di ottobre 2001 di Orion. Orion è una rivista che circola da molti anni in ambienti critici provenienti dalla diaspora del neofascismo italiano. Ci si trova di tutto - da articoli molto intelligenti a smaccate commemorazioni nostalgiche, passando per scritti di cattolici, di pagani e persino di un Testimone di Geova, anche se negli ultimi anni gli interventi intelligenti sembrano essere calati notevolmente. A smistare questo improbabile traffico, un piccolo editore milanese, Maurizio Murelli. All'età di diciotto anni, Murelli, uscito da poco da una difficile adolescenza di abbandono in un collegio e che frequentava pessime compagnie, partecipò a uno scontro con la polizia in cui Vittorio Loi, figlio del famoso pugile Duilio, uccise un agente di pubblica sicurezza. Murelli fu condannato a molti anni di carcere per "concorso morale in omicidio colposo": nello sbrigativo linguaggio dei media è così diventato un "terrorista" e un "assassino", etichette ripetute di generazione in generazione da articolisti frettolosi. Borghezio esprime una sua opinione Pur trovandomi lontanissimo dalle idee di Murelli, mi sembra giusto dire che il giornalismo cialtrone e complottista gli ha addossato troppe colpe. Umanamente legato agli ambienti neofascisti da cui non sembra potersi distaccare, è una persona che ha però indubbie qualità personali. Indipendente da ogni vincolo di interesse o di gruppo, è anche esente dal germe del razzismo così diffuso in quei mondi. Sa rispettare chi non è d'accordo con lui e sa anche riconoscere quando è giusto cambiare idea, e non certamente per seguire qualche moda. Ecco quanto scrive Murelli a proposito di Borghezio ("Occidente: fronte infame", Orion, ottobre 2001, p. 3): Un personaggio stomachevole che riempie sempre più spesso il video è l'onorevole padano Mario Borghezio, che oggi fa della guerra al terrorismo e all'Islam la sua bandiera di lotta. Un altro che ha fatto presto a cambiare cavallo. Il lettore deve sapere che tra il 1985 e il 1990 l'onorevole Borghezio era ospite a casa mia praticamente tutte le settimane. Fu l'ideatore di "Orion-finanza" (supplemento a "Orion"). Allora io passavo per terrorista e più di me passava per terrorista Claudio Mutti che amorevolmente Borghezio soprannominava "Muttim" e della cui amicizia, fin dai tempi di "Giovane Europa", menava vanto. Dunque, oltre a frequentare amabilmente me, Salvatore Francia (più volte accusato di essere il terrorista numero uno di "Ordine Nuovo"), Adriana Pontecorvo (sempre di "Ordine Nuovo" e nei cui uffici bivaccava) e Oggero di Carmagnola (che stampava una rivista intitolata, ma guarda un po', "Jihad"); oltre ad accompagnarsi a sedicenti "colonnelli" del fantomatico Stato del Sahara Occidentale Spagnolo; oltre ad essere stato accusato lui stesso di atti terroristici (e, mi pare di ricordare, processato) per una lettera anonima della "Falange armata" inviata all'allora giudice di Torino Violante; ebbene, a parte queste "pericolose" ed "equivoche" frequentazioni ciò che lo contraddistingueva era la sua ideologia ferocemente antiamericana e soprattutto antigiudaica. Oggi, e cito lui perché è il più insopportabile nei suoi atteggiamenti provocatori e mistificatori da "bassa lega", è diventato - come molti altri - campione dell'intransigenza anti-islamica. L'aspetto più infame di questo nuovo ammiratore di Bush e Sharon è a mio avviso la maniera in cui si è costruito una carriera conducendo la più facile delle Crociate, quella contro i Rom. Sempre dal prezioso studio Il paese dei campi, apprendiamo che: Il 92% dei 1.521 bambini interrogati dall'IRES del Piemonte hanno dichiarato, senza aver ricevuto nessuna indicazione, che hanno paura degli zingari «perché rapiscono i bambini». Non è certo difficile trovare voti in una società che crede, quasi in blocco, a simili panzane. Ma è tragico pensare che politici che sfruttano gli aspetti più oscuri della psiche collettiva siano poi in prima fila nel pretendere di dare lezioni di civiltà al resto del mondo. Usando le armi più atroci mai inventate per imporsi su chi non vuole ascoltare.

IL LEGHISTA DAL NASO ROTTO

 


podcast

Sicuramente la digos fara' vedere le foto a quel povero handicappato mentale di borghezio,e lui ,da buon criminalleghista,accusera' a caso dei ragazzi.............. e questi si ritroveranno con dei capi di imputazione,pesanti,per colpa di BORGHEZIO.invito le forze dell' ordine a non creare un clima del cazzo sotto natale,per un poveraccio che le botte se le meritava......(auguri ai due sfigati poliziotti,che gli hanno pure fatto da scorta,e avranno pensato:questo e proprio un gran coglione,guarda in che casino ci ha messo).

OPERATELO A PALERMO AL NASO ,CON TUTTI QUEI BRAVI ANESTESISTI........................ non sia mai un po di festa..

 

saluti a tuttiiii   anche a te silvio che te la stai facendo sotto, ma cosi' sotto che lasci la puzza per tutta roma..... prima o pio dietro le sbarre ci vai anche tu non ti preoccupare,magari fosse il tuo regalo di natale........

 

LA TRAGEDIA DELLE POSTE ITALIANE.....

ma e' possibile,che sia tutta merda ,quella prodotta a roma e specialmente in italia.............le poste,che con gli errori,con le file di ore e ore agli sportelli,non sono altro che merdate,perche' potrebbero assumere piu' personale,e essere un pochino piu' diligenti,invece.....siamo nel paese di fiorani e tanzi,che si puo' fare????? di piu??? mai..anzi sempre di meno.

10:35 Scritto in POSTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala

HANNO SCHIACCIATO LA MERDA

Borghezio,questo e' il cesso di uomo,di leghista,di merda,che purtroppo,non e' stato malmenato per bene.come al solito si sara' spaccato il naso da solo per dare la colpa ai no global,castelli,suo amico leghista non e' nuovo a queste schifezze clamorose.tanto piu' ci date contro ,cari stronzetti e piu' ci inkazziamo,fate vobis. CMQ ECCO LA FOTO DELLA MERDACCIA,E SPERIAMO CHE LO OPERINO IN SICILIA,DOVE SBAGLIANO LE ANESTESIE.......EHEHEH

16/12/2005

come hanno ridotto mia madre alla comunita' terapeutica!?!

ecco come era ridotta mia madre per mancanza assoluta di cure........ VERGOGNATEVI!!!!!!!!! MERDE!!!

 

luogo COMUNITA' MONTESANTO ROMA!!!!!!!!!!!!   non mangiava e non se ne accorgevano.........non si lavava e non se ne accorgevano......... ma le medicine,a tonnellate,gliele sbagliavano sempre........

poveracci...

lo schifozzo

L’Unipol è nella bufera. I suoi massimi dirigenti sono indagati per aggiotaggio con Giampiero Fiorani. Il piano per impossessarsi della BNL rischia di saltare, benché benedetto da Antonio Fazio, o forse proprio per questo. Eppure si poteva capire da tempo che qualcosa girava storto nella compagnia d’assicurazioni delle cooperative rosse. Solo che quasi tutta la stampa italiana ha preso sotto gamba una vicenda che invece ha dell’incredibile. Una vera vicenda "submarine". Infatti nel 2002 l’Unipol aveva in cassa 408 miliardi di lire raccolti con due obbligazioni a tassi molto bassi, in gran parte addirittura al 2,25% annuo. Perché decise di rimborsarle anticipatamente tre anni prima della scadenza? Bastava comprare titoli di Stato, allora al 4,65%, per guadagnare 27 miliardi di lire in tre anni, puliti puliti. Perché i dirigenti dell’Unipol diedero un calcio a tutti quei soldi? Qualcuno, grazie a una soffiata, aveva comprato molti di quei titoli a 93 poco prima del rimborso a 100. Ma questo si chiama insider trading ed è un reato. Ovviamente sarà la Magistratura a stabilire se i colpevoli siano davvero Emilio Gnutti, Giovanni Consorte o altri. Il fatto inquietante è il rimborso stesso di quelle obbligazioni, dannoso per i soci dell’Unipol. È come se il direttore di una banca prendesse dalla cassaforte mazzette di banconote e le gettasse dalla finestra. Certo che è peggio se, proprio in quel momento c’è un suo amico che passa lì sotto. E comunque non va bene che butti via soldi di altri. Ora l’Unipol ha chiesto e ottenuto dai suoi soci 2,59 miliardi di euro per scalare la Bnl. Se tanto mi dà tanto, viene da temere che butterà via anche quei soldi. Gli scheletri negli armadi promettono molto bene.

LAUREE IN PSICHIATRIA COMPRATE

lascio al pubblico i commenti e i nomi di chi ha fatto tutto cio'.................. poi ci pensero' io.

C.I.M. le carceri dei piu' deboli......

CIM ovvero centro di igiene mentale,dove ,spesso e' compresa anche qualche comunita' terapeutica.luoghi fatiscenti,sappiamo che a soldi,per quello che si sono rubati prima,i vari DIRIGENTI,uno mi conosce molto bene,si e' beccato una denuncia,e sara' la prima di una lunga serie............... stanno in contatto anche loro disgustosamente con le case farmaceutiche,hanno pazienti,con fegato ingrossato,insufficienza renale,per quante medicine prendono e poi????? non si trova un operatore libero, che accompagni regolarmente i pazienti a fare le analisi.questi manager psichiatri rampamti si sentono dei cristi, il loro lavoro e' aiutare chi aiuta loro....parenti di politici,imprenditori,camorristi,infatti questi medici hanno tutti la ,tripla casa ,due o tre moto,super agevolazioni,e si credono tutti sto cazzo.ma in realta' sono dei mezzi macellai schifosi,che non fanno altro che giocare con i sentimenti delle persone che soffrono,possa chi dico io andare con la sua moto sulla sedia a rotelle,lavora in un cim,ma e' un uomo che fa veramente schifo ,quanto e' viscido,bugiardo e cattivo.

LOTTA ALLA TAV

Si distinguono perché si battono minacciosamente il petto gridando lo slogan: “Grandi lavori“. Amano scavare nuove caverne e gallerie per farci passare un supertreno superveloce ma non sanno costruire un normale, decoroso treno per i pendolari. Perché una delle loro paleobugie è questa : una cosa fatta male che va più in fretta è meglio di una cosa fatta bene che va più piano. Sono eiaculatori precoci, che non ce la fanno a godere del mondo. Stupidi e avidi, pitecantropi e pidueantropi, insistono in un progetto ormai fallito, un modello di sviluppo che non riesce più a progredire, ma solo a riportare indietro la qualità della vita di tutti. Grugniscono: “non ci lasceremo intimidire”, si dicono moderni e chiamano gli altri arretrati. Togliamogli dalla bocca questa bugia. Arretrato è chi sceglie il progetto che piace agli affaristi e ai mafiosi. Moderno è chi sceglie il progetto migliore. Arretrato è chi fa propaganda a ciò che ha già deciso, come tutti i vecchi dittatori. Moderno è chi lo fa discutendone prima. Fare il ponte di Messina è una cazzata ducesco- neroniana. Mettere a posto le ferrovie dei pendolari, la Salerno-Reggio Calabria, lo svincolo di Mestre e la tangenziale di Milano, rifare gli acquedotti , gli argini e i porti, questo sarebbe moderno. Vendere un biglietto dove è segnata un’ora in meno da Milano a Napoli e poi fare tre ore di ritardo, è un vecchissimo trucco. Arrivare in orario da Milano a Napoli sarebbe una trovata modernissima. Emmenthal Lunardi non è moderno, gli appalti agli amici sono vecchi come il mondo. Ed è vecchio opportunismo essere un giorno europeista e un giorno devoluzionista. I valsusini non solo contestano la Tav, ma fanno anche proposte. Hanno dell’economia una visione molto più moderna e complessa rispetto agli uomini delle caverne. Saper riconoscere i punti critici della storia, quella dove il progresso si incrina e si rompe, è opera di alta ingegneria. I vecchi cavernicoli almeno avevano un alibi: dovevano imparare tutto ogni giorno. Questi invece non hanno imparato e capito un c...o. Continuano a fare miliardi con la spremuta di dinosauro, il petrolio preistorico, e non glie ne frega niente di pensare a cosa accadrà quando sarà finito. Per questo gli uomini delle caverne sono furibondi: perché hanno di fronte una civiltà superiore. Gente che sa vedere il mondo come un organismo vivo, non come a una materia prima, e sa pensare a un futuro. Perciò mille volte più moderni e realisti di loro. E adesso, pitrecantropi onorevoli e/o affaristi, andate pure nel vostro ristorante preferito a mangiare la tartare di mammuth, a parlare di dividendi, a far bancarotte e speculazioni. Ma dalla manica della giacca blu, spunta il pelo. Chiamatevi col vostro nome: siete uomini delle caverne quotati in borsa, negli ultimi anni avete scavato un tunnel , e adesso non sapete come uscirne. Usate pure la clava e il manganello , ma non dite che è in nome del progresso." Stefano Benni, il lupo.

15/12/2005

ecco come siamo ridotti..che pena..

Le scalate all’Antonveneta e alla Bnl nelle mani dei giudici. I campionati di calcio di serie A, B, C nelle mani dei giudici. Il presidente del Consiglio e i suoi cari, tanto per cambiare, nelle mani dei giudici. Il capo del Sismi, generale Mario Mori, quello che deve difenderci dal terrorismo con l’intelligence, nelle mani dei giudici (deve rispondere di favoreggiamento alla mafia per essersi “dimenticato”, dopo l’arresto di Totò Riina, di perquisirgli il covo, lasciandolo perquisire alla mafia). Un centinaio di parlamentari (su 945) nelle mani dei giudici. Il grosso degli imprenditori e dei finanzieri e dei banchieri più noti del paese nelle mani dei giudici. La (finta) guerra Rai-Mediaset per i diritti del calcio nelle mani dei giudici. Un paese intero, a cominciare dalle sue cosiddette classi dirigenti, nelle mani dei giudici. Forse, invece di continuare a recitare la litania dell’”invasione di campo della magistratura”, della “giustizia a orologeria”, del “primato” della politica o dell’economia, o invece di varare l’ennesima legge per salvare questo e quello da fantomatiche “persecuzioni” (grandiose le maratone anti-Caselli e salva-Previti mentre tutto il mondo si attrezza contro il terrorismo), sarebbe il caso di domandarsi una volta per sempre il perché di tutto ciò. Sono i giudici che debordano o sono le classi dirigenti che delinquono? Nel primo caso, si tagliano le unghie ai giudici (cosa che peraltro avviene da dieci anni e più a questa parte). Nel secondo, si decide il da farsi. Magari mandando queste classi dirigenti, se non in galera, almeno a casa. Se qualche autorità di controllo extra-giudiziaria funzionasse e riuscisse a mandarle a casa per tempo, i giudici processerebbero degli ex, dei pensionati, dei trombati. E i contraccolpi – politici, finanziari, sportivi - dei loro processi sarebbero nulli. Invece chi più delinque più avanza in carriera e, quando arrivano i giudici, il delinquente è più che mai al potere. Prendiamo il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e il patron di Bpl alla conquista dell’Antonveneta, il padano Giampiero Fiorani. Il primo è l’arbitro (si fa per dire), il secondo il giocatore di una partita contro una banca concorrente olandese. Senonchè, appena gli si controlla il telefono, si scopre che il giocatore è d’accordo con l’arbitro. Lo chiama “Tonino”. Gli telefona. Lo vede clandestinamente, all’insaputa del concorrente straniero, convinto chissà da chi che in Italia regni il libero mercato. “Ho messo adesso la firma”, dice Fazio a Fiorani un mese fa, in piena notte, preannunciandogli l’ok alla sua Opa appena bocciata dalla vigilanza della stessa Bankitalia. “Sono commosso, ho la pelle d’oca”, dice Fiorani al governatore, che risponde: “Vieni domani, ma passa come al solito da dietro”. Giampi e Tonino sono pappa e ciccia, alla facciazza degli olandesi. Due piccioncini, per non parlare della moglie di Fazio, la governatora, attivissima anche lei al telefonino. “Grazie, Tonino – dice Giampi - ti darei un bacio sulla fronte. Se potessi, prenderei un aereo e verrei a Roma adesso”. Sembra un film di Totò (“Birra e salsicce”), invece sono il controllore e il controllato della quinta potenza industriale del mondo, che parlano anche dei loro amichetti: Gennaro, don Gigi e ovviamente Stefano Ricucci. Il mondo capitalista serio si stropiccia gli occhi e dirotta i suoi prossimi investimenti dall’Italia alla Romania. Da noi intanto, anzichè spazzare via questa gente senz’aspettare i tribunali, è tutto un discettare sulla magistratura milanese che ha osato intercettare il governatore (falso: erano intercettati gli altri, che col governatore non avrebbero dovuto parlare). Un dito grosso così indica la luna, e i cretini continuano a guardare il dito. O meglio, i banditi.

lavori nelle ore di punta.

perche' siamo costretti a fare interminabili file,perche' roma e' piena di cantieri a cielo aperto ,che sono aperti sempre nelle ore di punta....... e poi nelle strade piu' importanti e sotto natale.mi sembra una cagata pazzesca....mah..

Gli ospedali di roma??? e le asl??

e' vomitevole,che un oculista,tanto per fare un esempio,visiti,dalla mattina alla sera,almeno 80 persone.

cio' significa,superlavoro uguale cattive prestazioni.e' vomitevole,che tantissimi  medici,sono succubi,e pagati dalle case farmaceutiche,da quei tipi in giacca e cravatta,che incontrate dal vostro medico di base,con la borsa piena di FARMACI.farmaci che poi prenderemo noi,fidandoci,del nostro medico ..................bleah.

i pronto soccorsi,lavorano male,per colpa delle visite sbagliate e mal fatte dei medici di base,delle liste di attesa che storace aveva promesso di accorciare,ma che si sono allungate.......sempre piu' bleah.

I TRASPORTI A ROMA.

sono uno schifo....sembra di stare su dei cessi,non su degli autobus.pieni di ladri,zingari,e di merda.

sempre in ritardo,sempre sporchi,sempre i soliti maniaci del cavolo che te lo infilano tra le chiappe.......bleah.

e noi paghiamo sottomessi e disperati..... 

Quel condannato di dell' utri

L’insostenibile ritorno di Dell’Utri IL CASO Il senatore, condannato a 9 anni nel processo di Palermo, guiderà la campagna elettorale di Forza Italia di Marco Travaglio da l’Unità del 15 novembre 2005 A parte le gag canore ed edilizie di Berlusconi e le prediche di Capello, le schitarrate di Apicella e le guappate di Previti, la convention sorrentina con i giovani azzurri del Circolo dà un’impronta decisiva alla campagna elettorale di Forza Italia: l’impronta, anche digitale, di Marcello Dell’Utri. Condannato per mafia a 9 anni soltanto 11 mesi fa dal Tribunale di Palermo, Dell’Utri «torna a Soriento» con un’esposizione mediatica mai vista in 12 anni. Nemmeno nel ‘94, quando l’uomo che sussurrava ai cavalli e al Cavaliere, ma soprattutto allo stalliere, mise in piedi il partito con un pugno di Publitalia Boys, ma sempre restando nell‘ombra, dietro le quinte. Ma ora il gioco si fa duro, e i duri cominciano a giocare. Via i Bondi, Cicchitto, Schifani, Adornato. Sotto con Dell’Utri e i fedelissimi Previti e Jannuzzi. Una trentina d’anni di reclusione in tre. L’asse Milano-Palermo. Furono proprio Dell’Utri e Previti, nel ‘93, a gettare la spada sulla bilancia, facendola pendere per la «discesa in campo» di Silvio. «A volte mi scopro a piangere sotto la doccia», confidava il Cavaliere nei mesi più duri di Mani Pulite, mentre i suoi padrini politici cadevano l’uno dopo l’altro, il suo gruppo affogava nei debiti e i giudici ronzavano intorno al Biscione. Lo confidava disperato al suo vecchio consulente Ezio Cartotto, reclutato da Dell‘Utri fin dall‘estate ‘92 per studiare «un‘iniziativa politica della Fininvest». Negli stessi mesi, anche Cosa Nostra tenta di riempire il vuoto politico creato da Tangentopoli: i boss Bagarella, Cannella, Brusca e Graviano fondano un partito autonomista, «Sicilia Libera». Ma, alla vigilia delle elezioni ‘94, lo cestinano e sposano Forza Italia. Perché? Una risposta viene dalle motivazioni della condanna di Dell’Utri, che raccontano quella campagna elettorale sull’asse Arcore-Palermo. La mafia - scrivono i giudici - pensa a un partito suo sino a quando «non aveva ottenuto “certezze” e “garanzie” politiche da altri “canali”». Poi Bernardo Provenzano le ottiene, “esce allo scoperto” e si fa sostenitore dell‘appoggio a Forza Italia dalla fine del 1993, epoca in cui sarebbero arrivate delle “garanzie” in tal senso». Il «canale» è «Marcello Dell’Utri, noto da tanti anni, sfruttato positivamente in varie occasioni diverse da quelle attinenti la politica e destinato a essere fruttuoso anche in questo campo». Chi fa da tramite fra Milano e Palermo? Il tribunale, citando Giuffrè, fa tre nomi: «Il costruttore Giovanni Ienna (legato ai Graviano, che sarebbe stato in contatto con Berlusconi); un certo avvocato Berruti», cioè Massimo Maria Berruti, avvocato Fininvest, oggi deputato forzista; e il duo Mangano-Dell’Utri. Stalliere e Cavaliere Vittorio e Marcello si conoscono dal ‘73 e continuano a frequentarsi nel novembre ‘93, sebbene Mangano sia reduce da una condanna per mafia e droga al maxiprocesso che l’ha tenuto in carcere per ben 11 anni, dall’80 al 90. «Una continuità allarmante, molto grave se rapportata al nuovo ruolo di DelI‘Utri, non più solo manager d’azienda, ma uomo pubblico investito di responsabilità politiche verso la comunità... in quanto uno degli ideatori e organizzatori del partito che vincerà le elezioni del ‘94 e porterà al governo Berlusconi». Fatto gravissimo anche perché «era cambiato, dopo le stragi mafiose del 1992- ‘93, il modo di intendere i contatti con soggetti mafiosi... in special modo di uomini pubblici». Mangano è stato appena promosso capo del clan di Porta Nuova, ed è in stretto contatto con gli artefici delle stragi, Brusca e Bagarella. Grazie ai suoi vecchi rapporti con Berlusconi e Dell’Utri, «Mangano “serviva”politicamente», tant‘è che Bagarella «insieme a Brusca aveva organizzato un suo viaggio a Milano». Per incontrare chi? Dell’Utri. Chi lo dice? Vari mafiosi pentiti. Ma soprattutto «le agende sequestrate a Dell’ ‘Utri», in cui «si sono ritrovate due annotazioni relative a incontri tra lo stesso e Mangano, il 2 e il 30 novembre 1993. Un dato documentale incontestabile». L‘onorevole imputato «non ha potuto negare questo rapporto con Mangano, limitandosi ad addurre giustificazioni di facciata... Mangano, di tanto in tanto, era solito andarlo a trovare in ufficio (a Milano!) per esporgli non meglio identificati problemi di carattere personale, precisando che egli “subiva” tali rapporti e non ricordando quali fossero i problemi personali che Mangano gli avrebbe sottoposto il 2 e 30 novembre ‘93, periodo in cui era in corso l’organizzazione del partito FI e Cosa nostra preparava il cambio di rotta verso la nascente forza politica». Dunque, le “conclamate relazioni di Dell‘Utri con Mangano» sono «finalizzate a una promessa di aiuti concreti e importanti a Cosa nostra in cambio del sostegno a FI». «Il Tribunale ha tratto la conclusione che Dell’Utri aveva preso “impegni” con la mafia, promesso “cose buone” per Cosa nostra su importanti fronti “politico-giudiziari “». E «Provenzano, latitante da 40 anni, capo di una delle organizzazioni criminali più pericolose e sanguinarie al mondo, fin dal ‘94 si era impegnato a far votare i suoi sodali per FI». Insomma, «vi è la prova che Dell‘Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per FI nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle fila dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia». Il più amato dai boss Altruista nel ‘94, quando non è candidato in proprio, Dell‘Utri diventa più egoista nelle campagne per le europee del ‘99 e per le politiche del 2001, quando ha bisogno del doppio seggio perché rischia l’arresto. Cosa Nostra è sempre al suo fianco. Parola di pentiti? No, prove inconfutabili: «La compromissione di Dell‘Utri con la mafia anche sul fronte della politica riceve definitiva conferma dalle intercettazioni relative agli anni ‘99 e 2001». Nel ‘99 Carmelo Amato, fedelissimo di Provenzano, organizza la campagna elettorale per Dell’Utri: «In Cosa Nostra -scrive il tribunale - era stato deciso che Dell’Utri andava votato.., e fatto votare... Un impegno collettivo cui si doveva aderire», anche per «tirar fuori Dell’Utri dai guai giudiziari, dal momento che i rappresentanti delle istituzioni “lo volevano fottere “a tutti i costi, ma non avrebbero più potuto fargli nulla se fosse stato eletto». La scena si ripete nella campagna del 2001, quando il boss Giuseppe Guttadauro si lamenta col collega Salvatore Aragona: «Dell‘Utri si presentò alle Europee... prese degl‘impegni e dopo... non si sono visti più». Stavolta «deve pigghiari impegni e l’ava a manteniri però». Con chi prese impegni nel ‘99, quando Mangano era in carcere? Guttadauro dice, che li prese col boss della Guadagna, Gioacchino Capizzi. Poi tutto fila liscio: il 15 maggio 2001 Dell‘Utri diventa senatore e la Cdl fa il pieno dei collegi siciliani, 61 su 61. Il 21 maggio Guttadauro si augura che Dell’Utri subentri a Miccichè come capo dei forzisti a Palermo: «Miccichè un ci si po‘ parrari... Macari fussi Dell’Utri!». Alla fine i giudici parlano di «elementi certi di prova sulla compromissione mafiosa dell’imputato». Ciononostante l’imputato è il regista, palese, della quarta campagna elettorale nazionale di FI. O forse proprio per questo.

12/12/2005

SULLA COSCIENZA

WALTER ,MA QUANTI CENTAURI HAI SULLA COSCIENZA?????

07/12/2005

MAFIA NELLA ZONA PRATI

Prati,quartiere signorile,in mano ai napoletani.dalla vendita di calzini,alla prostituzione,agli impicci per le case,che sono state cartolarizzate da banche mezze mafiose,,da avvocati compiacenti,e hanno tolto da sotto al culo ai romani la casa.roma sta diventando un enorme cesso!!!!!!!!!

LE BUCHE!!!!!

Veltroni.........svegliaa!!!! non esiste solo la notte bianca ,per fare bella figura,o risfaltare qualche strada dove abitano personaggi,o amici,per risolvere il problema del grande wc che e' roma.per non parlare dei mezzi pubblici,una tragedia ,mista a cagata,che mi spaventa terribilmente.

ma tu hai il tuo stipendio e l'auto blu'.mi raccomando agli sfratti e alle strane associazioni di imprenditori,che stanno prendendo le case del comune,con la scusa delle banche.gestione, comandata da persone moolto,strane.ma la finanza scoprira' tutto,quello che c'e' sotto a tutti gli sfratti,e le cattiverie.veltroni,pensa a questo anche.sono cittadini come te....

 

e per finire forza roma.. forza lupi...
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